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Metamórphōsis

METAMÓRPHŌSIS. Il progetto dei Beni Confiscati alle Mafie

A cura del Laboratorio Landscape_inProgress

 

Nell’ambito del programma “Call mostre spazio Gino Valle” dell’Università IUAV di Venezia, il Laboratorio di ricerca Landscape_inProgress del Dipartimento Architettura e Territorio dArTe dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, curerà la mostra METAMÓRPHŌSIS. Il progetto dei Beni Confiscati alle Mafie, 14 -31 Gennaio 2020

 

Responsabili scientifici e Curatori | Prof. Ottavio Amaro, Prof. Marina Tornatora

In allegato la “Rassegna stampa evento

La quantità dei beni confiscati in Italia, hanno dichiarato i responsabili scientifici, costituisce un patrimonio edilizio i cui connotati funzionali ed estetici sono tutti da ripensare in un’azione di riappropriazione di spazi legali e urbani.

Il Laboratorio di ricerca Landscape_inProgress, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, sta sviluppando da diversi anni uno specifico lavoro sul patrimonio esistente sottoposto ad azione giudiziaria di confisca per reati legati a pratiche criminali, in particolare nella città Metropolitana di Reggio Calabria. Tali beni – residenze, manufatti industriali e commerciali, terreni agricoli – sono il risultato d’investimenti di risorse finanziarie non trasparenti, abitati da attori che si muovono fuori dalla convivenza civile. Il senso più profondo è quello di trasformare gli epicentri della corruzione e del brutto in punti di riferimento positivi per la collettività, in un nuovo rapporto tra etica ed estetica. I paesaggi di una parte del territorio calabrese sono spesso il racconto di violenza e di arroganza, l‘esempio plastico della distorsione mafiosa, ripensarli nella loro configurazione estetica e funzionale restituisce grande forza civile, culturale ed etica alle nuove generazioni e il senso stesso di riappropriazione dei luoghi.

La mostra costituisce una prima sintesi sugli esiti di oltre tre anni di attività didattica e di ricerca che ha visto coinvolti studenti, Enti e Associazioni volontaristiche della Calabria.

 

In particolare è articolata in tre sezioni:

Sezione introduttiva sui beni confiscati in Italia e focus sulla Città Metropolitana di Reggio Calabria;

Sezione fotografica, a cura del fotografo Armando Perna, concepita come racconto dei beni oggetto di studio sotto i possibili aspetti figurativi e antropologici.

SPERIMENTAZIONI DIDATTICHE con gli studenti della Mediterranea-Dip. dArTe, concepite come riconfigurazione architettonica di una serie di edifici confiscati, collocati in aree periferiche;

PROGETTO MESTIERI LEGALI su un terreno confiscato lungo il fiume Mesima, nel comune di Rosarno (RC), risultato di una convenzione con il Consorzio Macramè, un’importante rete di più di 30 cooperative sociali e agricole che operano concretamente nella sfida per l’affermazione della legalità, gestendo beni confiscati alla mafia. Il progetto Mestieri legali si configura come un frammento di parco agricolo fluviale, concepito come una Communitas della biodiversità, nella quale sono previste attività educative, formative e per il tempo libero, connesse alla produzione agricola e all’integrazione di lavoratori migranti;

Progetti e realizzazioni di architetture effimere all’interno della prima edizione dell’International Summer School JointLandscape#BENICONFISCATI svoltasi in collaborazione con l’Università Ain Shams del Cairo e il Consorzio Macramè.

IMPRONTE A SUD – WELFARE LAB interessa un edificio confiscato, concesso dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria al Consorzio Macramè, e si configura come una prima esperienza di welfare di comunità a Reggio Calabria, una sperimentazione ampia ed eterogenea che oscilla dalla semplice aggregazione della domanda di servizi a vere e proprie forme di mutuo aiuto, fino a forme di collaborazione attiva. All’interno dell’immobile saranno realizzate, infatti, differenti attività, tra loro interconnesse e legate da un filo conduttore unico: l’attenzione ai bisogni della comunità e alla sua crescita in termini di sviluppo, opportunità, diritti, responsabilità condivisa.

In occasione del vernissage – 14 gennaio ore 14.30 – è stato svolto un seminario di approfondimento con il gruppo di ricerca e la presenza di: Alberto Ferlenga (Magnifico Rettore IUAV Venezia), Adolfo Santini (Direttore dipartimento dArTe) Gianfranco Neri (prof. Università Mediterranea di Reggio Calabria), Goiacchino Criaco (scrittore), Roberto Giarola (Delegato Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), Giancarlo Rafele, Giuseppe Carrozza,  (Consorzio Macramè)

Patrocini: Università Mediterranea di Reggio Calabria – IUAV Venezia – Consiglio Regionale della Calabria – Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata – Città Metropolitana di Reggio Calabria – Comune di Reggio Calabria – Fondazione CON IL SUD.

 

Responsabili scientifici e Curatori | Prof. Ottavio Amaro, Prof. Marina Tornatora

 

Gruppo di Ricerca | Ph.D.s Blagoja Baikovskj, Ph.D. Alessandro De Luca, Ph.D. Domenico Fazzari, Ph.D Francesco Leto, Ph.D.s  Moataz Samir,| Ph.D. Cristiana Penna;

 

Collaboratori | Michele Bagnato, Cecilia Coppola, Alessandro D’Avola, Camillo Leone, Cosimo Metastasio, Matteo Milano, Rossella Panetta, Davide Villari, 

 

Foto di Armando Perna

Struttura come Architettura

Morandi e il ponte sul Polcevera a Genova: aspetti urbani e aspetti strutturali


Il seminario ha affrontato le problematiche scaturite dal crollo del ponte sul Polcevera a Genova secondo un duplice aspetto:

_strutturale: attraverso l’intervento della storica Marzia Mirandola si traccerà la storia della figura di Riccardo Morandi e del progetto del ponte intrecciata con l’evoluzione della scuola ingegneristica italiana degli anni ’60. Questa sezione sarà integrata dagli interventi di docenti strutturisti del Dipartimento dArTe.

_aspetti urbani della ricostruzione: attraverso l’intervento della prof. Carmen Andriani, componente del comitato scientifico per la ricostruzione si affronteranno gli aspetti urbani e architettonici legati alla ricostruzione del ponte. Questa sezione sarà integrata dagli intervento dei docenti del dArTe

Sono intervenuti:

Prof. Carmen Andriani, Ordinario di Progettazione Architettonica e Direttore del corso di laurea in …. Università di Genova

Prof. Marzia Mirandola, ricercatrice in Storia Contemporanea, Università Roma La Sapienza

Video proiezione di un intervista  di Riccardo Morandi a cura di Eugenio Battisti

I Paesaggi Ritrovati – Beni Confiscati

La quantità dei BENI CONFISCATI alla criminalità organizzata in Calabria costituisce un patrimonio da ripensare in un’operazione di riappropriazione di spazi legali e urbani.

Il progetto La morte del Minotauro del Laboratorio Landscape_inProgress sui manufatti e sui terreni confiscati alla criminalità è concepito come un’azione progettuale che mette insieme la necessità di un ripristino della legalità con quella di realizzare una nuova mappa di segni e presenze architettoniche come metamorfosi estetica, oltre che sociale, delle città.

Una prima sintesi dei lavori di tale azione, sviluppata attraverso attività di ricerca e didattica, è stata esposta nell’ambito dell’iniziativa Legalità è Cultura, promossa dalla Fondazione Scopelliti.
La mostra, inaugurata presso Palazzo Alvaro a Reggio Calabria, comprende sia i lavori degli studenti del Corso di Progettazione Architettonica 1 del Dipartimento Architettura e Territorio_ dArTe; sia il progetto Mestieri Legali, risultato di una convenzione tra il Laboratorio di ricerca Landscape_inProgress dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e il Consorzio Macramè, (Partner ARCI di Reggio Calabria; Circolo Legambiente di Reggio Calabria; Comune di Laureana di Borrello; Comune di Rosarno; FUTURGREEN Srl; Omnia associazione Interculturale; Alba Multiservizi; cooperativa Mani e Terra).
Il progetto, finanziato attraverso un bando promosso da Fondazione per il Sud, propone un’azione concreta per l’inserimento dei migranti attraverso l’avvio di un’attività produttiva su un terreno agricolo confiscato alla ‘ndrangheta nel Comune di Rosarno lungo il fiume Mesima.

Comitato Organizzativo: Ahmed Amin, Serena Borrello, Blagoja Bajkovski, Alessandro De Luca, Domenico Fazzari, Lucia La Giusa, Cristiana Penna, Moataz Samir.

Architettura Complice

Mario Lupano è storico e critico dell’architettura contemporanea, si è dedicato alla situazione italiana nella prima metà del Novecento, approfondendo le relazioni tra modernismo, architettura e fascismo e studiando in particolare la figura di Marcello Piacentini, La parte di Piacentini, in “Lotus international”, n. 67 dicembre 1990; Marcello Piacentini, Roma-Bari, Laterza, 1991,  Il Vittoriale degli architetti, in L’architetto del lago: Giancarlo Maroni e il Garda, Milano, Electa, 1993; Piacentini artista-costruttore-delle-città…, in La centralità del piano, (atti del convegno: Reggio C., 1° giugno 1994), Reggio C., Jason, 1996; Stile impersonale, in Marcello Piacentini architetto 1881-1960, Roma Gangemi, 2012;

Ha insegnato “Storia dell’urbanistica” presso la Facoltà di architettura di Reggio Calabria (1992-96), “Storia dell’architettura” alla Facoltà di ingegneria di Pisa (1993-94), “Storia dell’architettura contemporanea” alla Facoltà di lettere e filosofia di Bologna (1995-2008), indagando la circolarità tra procedure progettuali, artistiche, curatoriali; e contribuendo alla costruzione di ambiti didattici e di ricerca dedicati alla moda.

Ha curato mostre, intese come discorso critico-spaziale e dispositivo visionario, tra cui: Workscape. MAXXI Cantiere d’autore, (X Mostra internazionale di architettura La Biennale di Venezia, del 2006) e Atlante. Casa collettiva e abitare moderno 1930-1980 (XI mostra internazionale di architettura, La Biennale di Venezia, 2008).

Le attenzioni per il tema degli archivi di architettura del Novecento e per l’esegesi delle fonti documentarie si accompagnano anche a una riflessione teorica sul rapporto tra indagine storiografica e deriva archivistica (il concetto espresso nella relazione Perdersi nei cerchi del tempo, convegno su “Archivi e ricerca”, Torino 2001). Analoghe riflessioni investono il campo del museo e delle retoriche espositive dell’architettura, condotte in ambito didattico specialistico e attraverso un’attività di consulenza con il Ministero dei beni e delle attività culturali relativamente alla costituzione del museo nazionale d’architettura (cfr. l’incarico di consulenza del Ministero per i beni e le attività culturali – Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanea – per la redazione di un primo documento relativo alle linee guida del Museo di Architettura Nazionale, da istituire nel Centro nazionale di arte contemporanea, MAXXI, febbraio 2003).

Più recentemente ha allargato i propri interessi storiografici sul fronte del design della moda, portando anche in questo settore di studi una sensibilità per le fonti archivistiche e bibliografiche. Si ricorda a questo proposito la serie di incontri in ambito universitario titolata “File-Style: gli archivi della moda” (2005-07).

Ha sviluppato progetti editoriali in cui si indagano le potenzialità di una costruzione critica svolta mediante il montaggio di immagini e testi di varia natura (Total Living, 2002; Una giornata moderna: Moda e stili nell’Italia fascista, 2009).

Attraverso l’attività universitaria e l’azione critica lavora per l’affermazione di attitudini “a bassa definizione” nell’architettura e in altre discipline del progetto. Segue l’attualità della cultura progettuale con particolare riguardo al discorso delle poetiche individuali e delle strategie di rinnovamento urbano europee.

Nik Spatari alla Mediterranea

Il Laboratorio Landscape_inProgress insieme al Dipartimento Architettura e Territorio (dArTe) e all’associazione studentesca universitaria M.U.S.A. dell’Università Degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, ha organizzato la mostra fotografica “M.U.S.A. al Musaba_ Racconto di un viaggio” e la conferenza “Nik Spatari alla Mediterranea” della fondazione Musaba presso l’Aula Magna di Architettura di Reggio Calabria.

MuSaBa è il museo realizzato dai due artisti Nik Spatari e Hiske Maas nella Vallata del Torbido a sud est del centro abitato di Mammola. Attraverso un processo di integrazione tra passato e presente di grande interesse ed utilità i due artisti hanno realizzato un parco-museo-scuola-laboratorio unico nel suo genere in Italia di grande impatto visivo.

Luogo Condiviso

Il Laboratorio Landscape_inProgress ha organizzato la conferenza “Luogo condiviso” con gli ospiti Roberto Cremascoli e Nicolò Galeazzi. Luogo Condiviso è un punto di partenza, ma è anche il risultato di un processo, dove i processi sono spesso più importanti dei risultati, dove dare forma a un luogo è la missione dell’architetto, il fine dell’architettura.

Esiste il luogo del pensare e quello dove si mette in pratica il pensato, con un gioco di squadra, dove tutti sono importanti protagonisti fondamentali ai fini del risultato: la forma di un luogo dove vivere meglio. Nel gruppo di lavoro non ci sono limiti di età. Il sapere dei più anziani si alimenta di quello dei più giovani e viceversa. Il luogo del pensare è un laboratorio aperto, propenso al dibattito, fonte del sapere comune e condiviso. Luogo condiviso è l’incontro tra Roberto Cremascoli (COR Arquitectos) e il giovane under 30 Nicolò Galeazzi (l’atelier XYZ).

Roberto Cremascoli si laurea presso il Politecnico di Milano nel 1994, relatori Álvaro Siza e Pierluigi Nicolin. Dal 1995 al 2000 lavora nello studio di Álvaro Siza (Oporto) e João Luís Carrilho da Graça (Lisbona). Nel 2001 è fondatore a Oporto dello studio Cremascoli Okumura Rodrigues Arquitectos (COR Arquitectos) insieme a Edison Okumura e Marta Rodrigues. Il collettivo progetta opere realizzate in Portogallo, Italia, Svizzera e Francia. È curatore di varie esposizioni e progetti editoriali tra i quali Porto Poetic alla Triennale di Milano (2013) e Álvaro Siza, Inside the human being al MART di Rovereto (2014). Nel 2016 è stato co-curatore del Portogallo alla XXI Triennale di Milano con il progetto Objects after Objects e co-curatore del Portogallo alla XV Biennale di Venezia con il progetto Neighbourhood, Where Alvaro meets Aldo.

Nicolò Galeazzi si laurea nella Facoltà di Architettura di Parma nel 2014. I suoi lavori di Architettura e fotografia di Architettura sono stati esposti nelle ultime due edizioni della Biennale di Architettura di Venezia (2014 Padiglione Italia – 2016 Padiglione del Portogallo), al museo MAXXI, alla Triennale di Milano e pubblicati sulle principali riviste d’Architettura italiana come Casabella, Domus e Abitare oltre che sui principali siti di Architettura internazionali come Archdaily, Divisare, AD, Dezeen, Designboom e altri. Lavora e vive a Porto dove collabora con lo studio COR Arquitectos e con lo studio Álvaro Siza. Nel 2017 fonda, con il video-maker Stefano Di Corato, l’Atelier XYZ che indaga i linguaggi della fotografia e del video nel campo dell’architettura.

Waterfront of the Gulf and Mediterranean Sea

Il Laboratorio Landscape_inProgress ha organizzato una giornata di studio nell’ambito del confronto attivato sul tema di ricerca “Waterfronts of the Gulf and Mediterranean Sea, comparison between the Abu Dhabi (UAE) and Reggio Calabria (Italy)” tra il Dipartimento dArTe dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e l’Università di Abu Dabhi.

L’incontro è stato un primo step per individuare il processo che ha caratterizzato lo sviluppo delle città costiere degli Emirati Arabi Uniti in confronto alle esperienze delle città del Mediterraneo e nello specifico della costa dell’estremo sud d’Italia.

Attraverso l’analisi di casi studio l’obiettivo è quello di contribuire a una migliore comprensione del loro processo formativo e del loro sviluppo in luoghi di commercio e di turismo, valutando possibili direzioni per gli sviluppi e le trasformazioni future”.

Sono intervenuti il prof. Gianfranco Neri, direttore Dipartimento dArte, la prof. Marina Tornatora, responsabile Internazionalizzazione per il Dip. dArTe, il prof. Ottavio Amaro, responsabile scientifico per il Dipartimento dArTe e il prof. Paolo Caratelli, responsabile scientifico dell’University of Abu Dabhi.

Nel plasmare queste nuove visioni di urbanità lungo le linee della costa del Golfo, inevitabilmente sono stati effettuati confronti con altre famose destinazioni turistiche in tutto il mondo, prese di volta in volta come fonte di ispirazione o esempi da replicare.

Una nuova e ambiziosa forma di ospitalità, che riassume il meglio del resto del mondo con una spiccata identità e fascino, e il progressivo miglioramento dei distretti e delle infrastrutture urbane specificamente destinate ad attrarre visitatori e turisti, sono strategie che appartengono alla stessa tendenza che attualmente caratterizzano la maggior parte delle Città affacciate sul Mediterraneo.

In questi ultimi casi, la maggior parte degli sviluppi urbani si è concentrata in particolare sul rapporto tra la struttura urbana e il mare attraverso la presenza di waterfronts, intesi come spazio liminale di relazione tra natura e artificio. Indubbiamente, la storia urbana dei centri costieri mediterranei era, e al momento ancora, profondamente guidata dall’infinito confronto con l’alterità rappresentata dal mare, un rapporto controverso in equilibrio precario tra limite e opportunità.

Esperienze simili possono essere individuate su entrambi i due mari chiusi, storicamente luogo di intensi scambi culturali e commerciali attraverso le loro rotte commerciali marittime, il teatro della guerra navale tra nemici in conflitto o mezzi di comunicazione immateriali tra sponde opposte.

Lo studio proposto cerca di individuare un possibile parallelo tra il processo che caratterizza lo sviluppo urbano più recente e futuro delle città costiere degli Emirati Arabi Uniti rispetto a esperienze simili nelle città del Mediterraneo. Attraverso l’analisi di casi studio rappresentati dalla città di Abu Dhabi e Reggio Calabria, sull’estrema costa meridionale dell’Italia, l’obiettivo di questo studio è quello di contribuire a una migliore comprensione del loro processo formativo come città costiere e luoghi di commercio e turismo , valutando la possibile direzione futura per ulteriori sviluppi e trasformazioni.

L’organizzazione è a cura di: archh. Maria Rossana Caniglia, Alessandro De Luca, Giovanna Falzone, Domenico Fazzari, Lucia La Giusa, Cristiana Penna.

 

Paul Fabozzi

Il Laboratorio Landscape_inProgress ha organizzato all’interno del Corso di Composizione Architettonica II della prof. Marina Tornatora la giornata di studio dal titolo “Between experience and contemplation: Image-making  and concepts of place” con Paul Fabozzi.

Paul Fabozzi è professore alla Art and Design St. John’s University di New York, laureato all’Alfred University, ha conseguito il Master in Belle Arti presso l’University of Pennsylvania. Ha approfondito gli studi nella SUNY University di Buffalo, l’University of Georgia di Athens, a Siena e a Cortona in Italia. I suoi dipinti e le sue opere sucarta sono state esposte in numerose mostre personali e collettive negli Stati Uniti e in Europa, New York, Philadelphia, Los Angeles, Roma, Londra e Vienna. Il suo lavoro fa parte di collezioni private e pubbliche, tra cui l’Imperial Bank of Commerce, Fidelity Investments, l’Università della Pennsylvania, la City Group Commercial Foresta, la New York Public Library, e il Museo d’Arte di San Diego. Ha curato l’antologia di scritti sull’arte contemporanea dal titolo: Artists, Critics, Context: Readings in and around American Art Since 1945.

The city, that never was

Christopher Marcinkoski

E’ architetto e direttore di PORT|Urbanism un gruppo di progettazione con sede a Chicago all’avanguardia nel settore dell’urbanistica e del progetto di spazio pubblico urbano. I suoi lavori sono stati pubblicati in riviste accademiche, professionali ed hanno avuto un riconoscimento da Van Alen Institute, Bauhaus Dessau Foundation, Graham Foundation, Skidmore Owings and Merrill Foundation, American Institute of Architects, Chicago Architecture Club. E’ Professore Associato di Architettura del Paesaggio ed Urban Design presso la University of Pennsylvania ed autore del libro “The City That Never Was” (“La città che non è mai stata”) (Princeton Architectural Press, 2016). Recentemente risiede a Roma con la borsa di studio per la American Academy in Rome.

Architecture Thinking

La Lectio Magistralis di Odile Decq, patrocinato dalla Commissione Cultura del Dipartimento Architettura e Territorio_DArTe, si pone in continuità con gli Incontri d’architettura – lezioni di composizione,  finalizzati agli studenti e a tutta la comunità accademica della Mediterranea.
L’incontro è promosso nell’ambito del Protocollo d’intesa tra il Dipartimento Architettura e Territorio _ DArTe e l’Ordine degli Architetti PPC di Reggio Calabria.

Odile Decq, si laurea in architettura nel 1978 all’École Nationale Supérieure d’Architecture La Villette e consegue nel 1979 il master in Urbanistica all’Istituto di Studi Politici di Parigi. Nel 1985 apre lo studio Odbc con Benoît Cornette, con il quale, nel 1988, vince il concorso per la realizzazione della sede della Banque Populaire de L’Ouest e d’Armorique a Rennes, progetto per il quale ottengono anche l’International Prize for Architeture (Londra 1990). Viene premiata nel 1996 alla Biennale di Venezia con il Leone d’oro per l’Architettura, oltre a essere insignita dei titoli di Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres (2003), Chevalier de la Légion d’Honneur (2003), direttore della École Spéciale d’Architecture di Parigi (2007; 2011) e Créateur de l’année du salon Maison&Objet (2013). Fonda a Lione la scuola Confluence, Istituto per l’innovazione e per le strategie creative in architettura (2014). Tra i suoi lavori si ricordano: il Centro Operativo Autostradale di Nanterre (1996), il Centro di Ricerca Saint Gobain a Aubervilles (1999). Completa il MACRO nel 2010, il ristorante Phantom Opera Garnier di Parigi nel 2011 e il FRAC – Museo di arte contemporanea di Rennes nel 2012. Riceve Medaille de Vermeil et d’honneur, académie d’architecture nel 2014 e il Doctorat honoris causa of architecture Laval University nel 2015.

Idee e progetti per la Città Metropolitana di Reggio Calabria

La mostra, organizzata dal Laboratorio Landscape_inProgress, si propone di investigare l’idea di Città Metropolitana che Reggio Calabria può rappresentare attraverso un punto di vista mobile capace di cogliere ed elencare valori e immagini di una realtà complessa ed eterogenea nelle sue articolazioni territoriali. L’esposizione si muove attraverso sei sezioni paesaggistiche che non rappresentano solo ambiti tematici ma interpretazioni possibili di quella materia concreta, costituita da 97 comuni, sulla quale operare una visione di città.

Legante dei sei paesaggi è il corridoio verde, proposto come infrastruttura fisica morfologica paesaggistica, connessa alla realtà agricola e produttiva, capace di unificare e identificare, in una sorta di archeologia naturale, i territori variegati della nuova realtà. Concependo la città e il territorio non come luoghi che esercitano un attrito l’uno sull’altro, il paesaggio agrario esistente può configurare poliedriche ruralità in una visione strategica complessiva anche in relazione alle questioni ambientali, climatiche e alla nuova dimensione ecologica. L’apparato di conoscenza è completato dal contributo di 135 Call di studiosi, architetti e artisti, selezionati da un comitato scientifico internazionale, che presentano ricerche, progetti e prefigurazioni originali sui principali elementi caratterizzanti l’immagine e l’identità dei lunghi e rappresentano possibili scenari futuri, come riflessione di un pensiero collettivo sia sul piano della descrizione dell’esistente che quello della sua capacità di prefigurazione progettuale.

Le elaborazioni originali del gruppo di ricerca sono corredate da un modello tridimensionale in scala 1:50.000 (dimensioni m 2.80X2.80) della Città Metropolitana di Reggio Calabria realizzato con stampante 3D che, attraverso proiezioni digitali, fa da supporto ad una lettura incrociata dei dati e degli elementi caratterizzanti i diversi luoghi e le condizioni territoriali.

 

Accanto al modello è previsto uno Pavimento digitale come sperimentazione di una comunicazione multimediale che simula l’esperienza del paesaggio

 

Sei video proiezioni raccontano le sezioni di paesaggio della ricerca:

 

I paesaggi infrastrutturali: I porti, i viadotti, i ponti;
I paesaggi del mito: La forza e la potenza evocativa di un immaginario che ha profonde memorie storiche nei luoghi, a partire dall’Area dello Stretto;
I paesaggi agrari: I sistemi agricoli e la forma del paesaggio attraverso la morfologia di piane, pianori e terrazzamenti;
I paesaggi della rovina: Le rovine archeologiche, le rovine industriali, le rovine urbane contemporanee;
I paesaggi dell’acqua: Le dighe, i fiumi e le fiumare tra Tirreno e Ionio.
I paesaggi urbani: Il sistema insediativo storico e contemporaneo, da quello policentrico della Piana, alla conurbazione dello Stretto, al sistema a pettine della linea ionica.

 

135 pannelli presentano le Call selezionate.
La ricerca e gli elaborati della mostra sono pubblicati su un e-book – Gangemi editore – con presentazione di Michael Jacobreferee di un comitato scientifico internazionale.
La mostra è organizzata dal gruppo di ricerca Landscape in-Progress – responsabili scientifici Ottavio Amaro e Marina Tornatora
Team: Beniamino Fabio Arco, Serena Borrello, Maria Rossana Caniglia, Alessandra De Gaetano, Alessandro De Luca, Giovanna Falzone, Domenico Fazzari, Antonio Forgione, Lucia La Giusa, Lucrezia Marino, Francesca Mazzone, Cristiana Penna.

An atlas of immagination

La lezione è organizzata nell’ambito del Laboratorio di progettazione Architettonica 1A – prof. Ottavio Amaro. L’evento, finanziato con i fondi della Commissione Cultura del Dipartimento Architettura e Territorio
_DARTE, si pone in continuità con gli Incontri d’architettura – lezioni di composizione, finalizzati agli studenti e a tutta la comunità accademica della Mediterranea. All’evento hanno dato l’adesione i docenti di Progettazione Architettonica: Roberto Morabito, Gianfranco Neri, Antonello Russo, Marina Tornatora.rnell University.

Luca Galofaro, ha conseguito la Laurea in Architettura nel novembre 1990 presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Nel 1992 partecipa al Corso Post Laurea di Teoria dell’ Architettura della Facoltà di Architettura di Roma. Nel 1993 ha conseguito il master in Scienze Spaziali all’International Space University presso la UHA di Huntsville Alabama. Presenta i suoi progetti di architettura spaziale alle conferenze Ideea-­‐One (Huston, 1991), Space Environmental Control System (Firenze, 1991), Ideea-­‐ Canada (Toronto, 1993). Nel 1996 lavora nello studio Eisenamn Architects di New York.

É autore di quattro libri della collana Universale di Architettura diretta da Bruno Zevi (Concorso per il Chicago Tribune, Eisenman digitale, Eero Saarinen, Odissea Digitale) di un volume (ARTSCAPES) sul rapporto arte e architettura per la Gustavo Gili di Barcellona, scrive per diverse riviste di architettura.

 

Ha tenuto seminari a Roma, Milano, Seoul, Philadelphia è stato professore a contratto presso La Facoltà di Architettura Roma TRE, e visiting professor alla Cornell University.

Per un osservatorio internazionale sulle grandi opere

Il Laboratorio Landscape_inProgress del Dipartimento dArTe dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria è stato partner strutturale dell’iniziativa the third island ag’64’94’14, attraverso l’organizzazione di un ciclo di seminari e diversi eventi espositivi incentrati sul tema “Per un osservatorio internazionale sulle grandi opere” affrontando con punti di vista differenti questi temi, in un confronto con studenti, docenti, associazioni e cittadini.

A partire dal progetto di ricerca documentaria, presentato da Antonio Ottomanelli all’interno della sezione centrale MONDITALIA – XIV Mostra Internazionale di Architettura – la Biennale di Venezia, si è pensato di decentrare il confronto direttamente sui territori coinvolti: il Mediterraneo e la Calabria. L’idea nasce in relazione al 50° anniversario dell’avvio dei lavori per il tronco A3 Salerno-Reggio (1964) e il 20° anniversario dell’apertura del porto di Gioia Tauro (1994), entrambi residui incompleti del “Pacchetto Colombo”.

Il progetto The Third Island Ag ’64 ’94 ’14 studia e rielabora il territorio di origine per essere condiviso, criticato e riscritto; sviluppandone gli aspetti partecipativi e allargando le reti di collaborazione, nel tentativo di conservare nel luogo della ricerca, una visione complessa e continua della storia e del territorio; tutelandola da una processo di appropriazione, frammentazione della stessa, di smemoramento.

Le attività multidisciplinari di approfondimento – durato più di un anno – a Reggio Calabria ha riguardato fotografia, cinema, architettura, letteratura e giornalismo.

La rassegna ha ospitato diversi autori tra cui: registi come Daniele Ciprì ( autore di “E’ stato il figlio” che si è aggiudicato il premio per la fotografia alla 69a edizione della Mostra del cinema di Venezia), Fabio Mollo ( autore de ” Il Sud è niente”, selezionato al Festival di Berlino, al Toronto International Film Festival, al Festival Internazionale del Film di Roma),

fotografi come Ramak Fazel ( docente presso SUPSI – Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana – e presso The Design Academy in Eindhoven and California Institute of the Arts), Olivo Barbieri (Biennale di Venezia 1993, 1995, 1997, 2011 e 2013. Nel 2003 le sue opere sono esposte a Strangers, la prima Triennale di fotografia e video organizzata dall’ICP – Inter-national Center of Photography – di New York), Simona Ghizzoni (World Press Photo 2008 e Photoesparia Ojodepez Award for Human Values 2009),

storici come Luigi Prestinenza Puglisi (ordinario di Storia dell’architettura contem-poranea all’Università di Roma “Sapienza”); critici contemporanei come Joseph Grima (già direttore dello storefront for art and architecture di New York, già direttore di DOMUS magazine, direttore artistico per la candidatura di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 – fondatore del magazine di cultura e arte europea The Tomorrow),

scrittori e network analyst come Ben Vickers (Curatore digitale alle Gallerie Serpentine, co-autore di LIMAZULU project space, membro attivo di EdgeRyders, coordinatore per lo sviluppo open-source di unMonastery); architetti come Stefano Boeri (2011 al 2013 Assessore alla Cultura, Design e Moda del Comune di Milano. Dal 2004 al 2007 è stato direttore della rivista internazionale “Domus”, da settembre 2007 al 2011 ha diretto la rivista internazi-onale “Abitare”. Professore di Progettazione Urbanistica presso il Politecnico di Milano);

Imprenditori e politici come Renato Soru (AD Tiscali, Membro del Parlamento Europeo per il Partito Democratico, titolare della commissione ECON, membro sostituto della commissione ITRE e presidente della commissione politica per la sicurezza e i diritti umani all’interno dell’assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo).

Le attività sono state sviluppate con diverse modalità: conferenze miste di autori/ricercatori/artisti; tavole rotonde; lectio magistralis; mostre.

Per un’Accademia del fallimento

Stefano Boeri  si laurea in architettura al Politecnico di Milano e nel 1989 consegue il dottorato di ricerca in pianificazione territoriale all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.

Professore Ordinario di Urbanistica presso il Politecnico di Milano, Boeri ha insegnato come guest professor in diversi Atenei internazionali, tra i quali la Harvard Graduate School of Design di Cambridge, l’Istituto Strelka di Mosca, il Berlage Institute di Rotterdam e l’École Polytechnique Fédérale di Losanna. È stato progettista e membro del comitato scientifico dello Skolkovo Innovation Center, polo di alta tecnologia nei pressi di Mosca. Oggi dirige il Future City Lab della Tongji University di Shanghai, un programma di ricerca post-dottorato dove si anticipa la mutazione delle metropoli planetarie.

È stato Assessore alla Cultura del Comune di Milano dal 2011 al 2013. Dal 2015 fa parte del comitato scientifico della Galleria degli Uffizi di Firenze.

Boeri è stato direttore delle riviste internazionali «Domus» (2004-2007) e «Abitare» (2007-2011) e ha pubblicato articoli su varie pubblicazioni come «Casabella», «Icon», «2g», «Archis», «Blueprint». Ha pubblicato anche numerosi libri tra cui Il territorio che cambia (con A. Lanzani ed E. Marini, Abitare Segesta, 1996), Mutations (ACTAR Barcellona,2000), USE, Uncertain states of Europe (Skira, 2009), L’anticittà (Laterza, 2011), Biomilano. Glossario di idee per una metropoli basata su biodiversità (Corraini, 2011), Fare di più con meno (il Saggiatore, 2012), A vertical forest. Instructions booklet for the prototype of a forest city (Corraini, 2015) e La città scritta (Quodlibet Edizioni,2016).

Nel 1993 ha fondato Multiplicity, un’agenzia di ricerca che coinvolge artisti, fotografi, analisti e indaga le relazioni tra geopolitica e urbanistica.

Il suo lavoro spazia dalla produzione di visioni urbane alla progettazione di architetture e spazi apert. Le realizzazioni più note sono il Bosco Verticale di Milano (che ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui l’International Highrise Award nel 2014 e il premio come più bel grattacielo del mondo insignito dal CTBUH nel 2015), la Villa Méditerranée di Marsiglia e la Casa del Mare a La Maddalena. Nel 2009 Stefano Boeri, con Richard Burdett, Jacques Herzog e William McDonough,viene chiamato a far parte della consulta degli architetti di EXPO 2015, incaricata della progettazione del concept masterplan per l’esposizione milanese.

VespArch

Stefano Boeri, insieme a studenti e docenti, partecipa al tour in vespa attraverso un itinerario che rilegge la città di Reggio Calabria sotto i diversi aspetti urbani ed architettonici, storici e contemporanei.

Miti Mediterranei

Collage e disegni di Giuseppe Arcidiacono
La mostra-seminario “MITI MEDITERRANEI”, a cura del Dipartimento di Architettura e Territorio dArTe dell’ateneo di Reggio Calabria è in continuità con il progetto di ricerca THE THIRD ISLAND AG’64’94’14 del fotografo Antonio Ottomanelli sulla Calabria, proposto alla XIV Biennale Internazionale di Architettura di Venezia sezione Monditalia.

L’evento al Castello di Scilla è una tappa di una rassegna iniziata a ottobre 2014 e che durerà per tutto il 2015 ed è concepita come un Link che continua a raccontare la Calabria, movente e campione emblematico per un’analisi sullo stato contemporaneo del paesaggio, attraverso l’intreccio di diversi linguaggi dell’arte e della comunicazione: architettura, cinema, letteratura, fotografia.

La mostra-seminario è a cura di Landscape in_Progress e propone una lettura pluridisciplinare -in termini psico-antropologici, storico-letterari, figurativi e architettonici dei miti antichi e moderni che interessano il Mediterraneo: e in particolare l’Area dello Stretto, da Scilla e Cariddi, alla Fata Morgana di Artù, al Pelorus Jack di Horcynus Orca, per conoscere meglio, e riconoscere, uno dei luoghi simbolici del paesaggio calabrese e dell’immaginario collettivo.

«Il mito» -come scrive il filosofo Michel Serres- «è in anticipo così bene sulle scienze umane che può essere più scientifico delle nostre stesse scienze». Il mito è in anticipo perché precede le scienze nel tempo, ma soprattutto nello spazio: infatti il mito è inscritto nei luoghi; mentre «la scienza è una cartografia che finisce per ricoprire gli spazi reali appropriandosene»: per questo, qualsiasi discorso scientifico sull’Area dello Stretto non può prescindere dal mito.

Il mito inscritto nei luoghi dà voce ai luoghi, li nomina, li estrae dal rumore di fondo per identificarli; e poi li mette in circolo -nell’eco della lingua- per farli parlare: far “parlare” i luoghi attraverso il mito costituisce, dunque, il motivo conduttore e il fine della Mostra-Seminario, che si avvale del contributo della scrittrice Marinella Fiume, studiosa di tradizioni popolari, e degli psicologi Salvatore Sapienza e Isabella Arcidiacono, i quali ci faranno osservare l’Area dello Stretto dal lettino dello psicanalista.

La mostra di Giuseppe Arcidiacono propone collage e disegni rivolti ad una interpretazione/costruzione immaginifica del paesaggio mediterraneo. Giuseppe Arcidiacono si collega, infatti, alla tradizione delle invenzioni settecentesche di paesaggi ideali; ma l’uso della tecnica del collage allontana ogni tentazione nostalgica e riconduce il gioco delle allusioni dentro gli ironici “montaggi” del Moderno.

Ne scaturisce un insieme di figure enigmatiche, di frammenti in bilico fra tradizione e innovazione, di piccoli rebus che abitano uno spazio sospeso tra precisi luoghi mediterranei ed altrettanto precisi luoghi teorici della disciplina architettonica.

Un approfondimento di contributi architettonici aprirà e concluderà le parti in cui si articola il Seminario, con gli interventi di Gianfranco Neri, direttore del dArte; Paolo Malara, presidente dell’Ordine Architetti PPC di Reggio; dei curatori Ottavio Amaro e Marina Tornatora; e di Carmine Ludovico Quistelli, Gianmarco Cantafio, Giovanni Fiamingo, Giuseppe Smeriglio.

Protocollo d’Intesa tra il Dipartimento Architettura e Territorio dArTe e l’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Reggio Calabria.

I Vent’anni della Terza Isola

Nell’ambito della rassegna THE THIRD ISLAND AG’64’94’14 di Antonio Ottomanelli e IRA-C e dell’iniziativa Landscapes in-progress del dipartimento Architettura e Territorio – dArTe, si è tenuto il seminario “Per la costruzione di un nuovo immaginario possibile” del fotografo Olivo Barbieri che è proseguito con l’inaugurazione della mostra “I Vent’anni della terza Isola”, presso il Castello Ruffo di Scilla.

Oliviero Barbieri appartenente alla generazione più giovane di fotografi che all’inizio degli anni ottanta si riunisce intorno alla figura di Luigi Ghirri partecipando a molti progetti da lui promossi, fra cui Viaggio in Italia, si dedica alla fotografia dal 1971 concentrando le sue ricerche iniziali sull’illuminazione artificiale delle città. A partire dal 1989 viaggia abitualmente in Oriente, soprattutto in Cina, della quale segue il rutilante sviluppo.

Tra le opere entrate in collezione, Flippers 1977-1978 è la prima ricerca seriale del fotografo, realizzata in una fabbrica abbandonata di pinball machines. Il lavoro, esposto in una prima personale alla Galleria Civica di Modena nel 1978, ritrae le superfici di vetro e legno di vecchi flipper. Franco Vaccari, che firma il testo introduttivo a quella mostra, formula per il lavoro la calzante definizione di “santuario dell’immagine”: come moderni dagherrotipi, le lastre di vetro frantumate agiscono infatti da deposito dell’immaginario di un’intera epoca, cristallizzando autentiche icone della contemporaneità, dalla cultura beat alla fantascienza, dall’epopea del Far West alla Venezia del cinema, riverberando al contempo l’arte contemporanea da Marcel Duchamp a Andy Warhol.

Realizzate qualche anno più tardi, altre fotografie danno conto dell’interesse dell’artista verso una nuova rappresentazione del paesaggio e delle sue trasformazioni. Le inquadrature si aprono a soggetti ritenuti fino ad allora di scarso interesse, rivelando la novità che può scaturire da uno sguardo attento alle cose e dal loro diventare immagini fotografiche: come in Grenoble, dove un deltaplano sembra agganciare il paesaggio attraverso un lampione della piazza, o come in Napoli (1982), dove una cornice barocca non riesce a contenere tutta la lunghezza di una crepa nel muro.

Dal 1978 Barbieri espone in numerose mostre collettive e personali sia in Italia che all’estero (alla Galleria d’Arte Moderna Bologna nel 1981, quindi Londra, Parigi, Huston, Lugano, Montreal, alla Biennale di Venezia nel 1993, 1995 e 1997, a Essen nel 1996 con una retrospettiva, alla Triennale di New York nel 2003). Nel 2013 pubblica con la casa editrice americana Aperture il volume “Site Specific” che raccoglie il lavoro decennale dell’artista

ARCHITETTURA#myBook

ARCHITETTURA#myBook vuole stimolare una conoscenza autentica e profonda dell’architettura lontana dall’estemporaneo consumo di immagini che non consente la costruzione di una narrazione personale delle opere architettoniche. Il programma propone una open-list di progetti concepita come un elenco provvisorio da implementare, fotocopiare e ristampare.

Un libro aperto e in continuo accrescimento di opere che costruiscono una conoscenza collettiva dell’architettura. I progetti, ridisegnati dagli studenti del corso di Composizione Arch.1, raccolti in fogli A4, facilmente fotocopiabili e disponibili anche on line, non vogliono rappresantare una selezione esaustiva e sistematizzata della storia dell’architettura; non sono organizzati in ordine cronologico, non rappresentano una raccolta tassonomica dei maestri dell’architettura, semplicemente costruiscono una lista che può essere combinata secondo le connessioni e le interpretazioni del lettore che si traforma in editore e parte attiva selezionando e riorganizzando le opere secondo la propria sensibilità e interesse.

Dalla open-list possono nascere infiniti libri di architettura grazie a un’azione individuale attiva come quella sperimentata nel 1974 nella Autoprogettazione di Enzo Mari con una linea di mobili concepita come un elenco fai da te da costruire e modificare. L’iniziativa vuole proporsi come una reazione al diffondersi di metodi passivi di conoscenza e alla mancanza di una cultura architettonica diffusa e vuole sperimentare  nuove forme di conoscenza e una diversa modalità di consultazione/costruzione di libri di architettura. Il lavoro sarà sviluppato dagli studenti del Corso di Composizione Architettonica 1B con il supporto del personale della biblioteca di Architettura che ospiterà l’evento conclusivo.

 Lo studente è chiamato ad avvicinarsi all’architettura in una progressione che va dalla ricerca bibliografica sino al ridisegno di un’opera come momento di conoscenza della costruzione dello spazio. I prodotti individuali confluiscono in un elenco collettivo costruendo un palinsesto dal quale ogni studente è stimolato a elaborare l’indice del proprio myBook attraverso una serie di Key words, sintesi delle interpertazioni personali e della connessioni di temi. I topics che contraddistinguono l’indice del myBook di ogni studente rappresentano le premesse della seconda fase del programma del corso: progetto di una casa unifamiliare.

http://architetturamybook.blogspot.it/p/amate-larchitettura-lantica-la-moderna_27.html

Il Sistema Delle Grandi Opere nell’era dell’autoproduzione

Tamar Shafrir  nasce a Tel Aviv, Israele. Scrittrice e designer, ha conseguito un master in progettazione contestuale alla Design Academy di Eindhoven. I suoi articoli sono stati pubblicati sulla rivista Domus, e lei era l’editor catalogo della prima Biennale di Istanbul Design.Ha co-curato mostre come parte di Experimenta Design a Lisbona e la Shenzhen & Hong Kong Bi -City Biennale di Urbanistica\Architettura e ha tenuto conferenze presso la Design Academy di Eindhoven e Domus Academy. Attualmente sta lavorando allo Space Caviar a Genova.

La legge del 15

Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Critico di architettura e direttore della rivista on line presS/Tletter. E‘ Presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica ed è il curatore della serie ItaliArchitettura, una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni.