Landscape in_Progress | Portfolio Categories Exhibition
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Viaggio intorno alla mia stanza

Visioni domestiche è una nuova iniziativa della galleria Te.CA -temporary compact art– che mira a indagare com’è cambiata la nostra percezione della condizione domestica, e quindi della casa in relazione all’attuale condizione di isolamento che stiamo vivendo.

Il progetto prende in prestito il titolo del libro Voyage autour de ma chambre di Xavier de Maistre pubblicato nel 1794 durante i suoi 42 giorni di confinamento, con lo scopo di trasportare in una riflessione sullo spazio interno, l’esplorazione delle possibili declinazioni dell’abitare in questo momento e nel prossimo futuro.

Abbiamo invitato architetti, artisti, scrittori, designer, a condividere la loro personale esperienza su Te.CA, che per l’occasione migra in una galleria virtuale per raccontare con diversi linguaggi (disegno, foto, montaggio, testo etc.) l’esperienza della stantia – come azione del dimorare in un luogo.

L’idea è di raccontare quel paesaggio domestico disarticolato, che nei profetici scenari della metropoli globalizzata si stava dissolvendo in spazi sempre più condivisi e fluidi e che oggi ci costringe a ripensare il concetto di privacy, riconsiderando quel confine tra interno ed esterno che si stava gradualmente riducendo.

In questi giorni molti hanno provato a descrivere e mostrare il proprio universo domestico, esplorando una diversa dimensione dello spazio condiviso, balconi, terrazze, finestre sono diventati gli spazi fisici di connessione con il mondo esterno.

Molti gli interrogativi

La casa rappresenta ancora un rifugio, una protezione, o la sensazione di solitudine e angoscia per l’isolamento forzato ne riconfigura il senso?

Che cosa sta cambiando nelle stanze di “noi”, nella percezione dell’idea di confine, di soglia, di sicurezza?

Sono cambiati i nostri comportamenti, quei gesti primari e quei simboli che il tempo digitale sta trasformando?

Ripensare lo spazio domestico è forse un modo per ripensare noi e riflettere sulle mutazioni del mondo che saremo!

Il programma prevede di esporre nella galleria virtuale Te.CAltrove con cadenza bisettimanale i contributi degli invitati. [lunedì e giovedì ore 18:30]

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N°I/A Gian Piero FRASSINELLI

PRESAGIPRIMA CITTÀ – “CITTÀ 2000 t.”

27 Aprile 2020

N°II/A Beniamino SERVINO

EROS. LE STANZE DELLA CASA DI ME

30 Aprile 2020

N°III/ACarmelo BAGLIVO

LA CITTÀ DELL’ESCLUSIONE 

MEGA-COMUNITÀ

04 Maggio 2020

N°IV/AEfisio PITZALIS

CASA PER AUTOISOLAMENTO VOLONTARIO: A OGNUNO IL SUO

07 Maggio 2020

N°V/ACarmen ANDRIANI

IN_OUT/OUT_IN IL PERTURBANTE DELLA CONDIZIONE PALINDROMA

11 Maggio 2020

N°VI/ACarlo PRATI

ORIZZONTI PERDUTI

14 Maggio 2020

N°VII/AMaria Luisa FRISA

MEMOS IS ON MY WORKING TABLE

18 Maggio 2020

N°VIII/A Luca Galofaro

Viaggio nella memoria

21 Maggio 2020

N°IX/A Enzo CALABRESE

L’ILLUSIONE DEL LUOGO

25 Maggio 2020

N°X/A Gianfranco Neri

SCATOLA

29 Maggio 2020

dArTe Department – Mediterranea University of Reggio Calabria

Ideation and Curated by

Marina Tornatora

 

Scientific Committee

Gianfranco Neri, Ottavio Amaro, Ettore Rocca

 

Editorial Coordination

Francesca Schepis

 

Research Team

Laboratorio Landscape_inProgress Rita E. Adamo, Alessandro De Luca, Blagoja Bajkovski, Francesco Leto

 

Web designer

Alessandro De Luca, Michele Bagnato

Metamórphōsis

METAMÓRPHŌSIS. Il progetto dei Beni Confiscati alle Mafie

A cura del Laboratorio Landscape_inProgress

 

Nell’ambito del programma “Call mostre spazio Gino Valle” dell’Università IUAV di Venezia, il Laboratorio di ricerca Landscape_inProgress del Dipartimento Architettura e Territorio dArTe dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, curerà la mostra METAMÓRPHŌSIS. Il progetto dei Beni Confiscati alle Mafie, 14 -31 Gennaio 2020

 

Responsabili scientifici e Curatori | Prof. Ottavio Amaro, Prof. Marina Tornatora

In allegato la “Rassegna stampa evento

La quantità dei beni confiscati in Italia, hanno dichiarato i responsabili scientifici, costituisce un patrimonio edilizio i cui connotati funzionali ed estetici sono tutti da ripensare in un’azione di riappropriazione di spazi legali e urbani.

Il Laboratorio di ricerca Landscape_inProgress, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, sta sviluppando da diversi anni uno specifico lavoro sul patrimonio esistente sottoposto ad azione giudiziaria di confisca per reati legati a pratiche criminali, in particolare nella città Metropolitana di Reggio Calabria. Tali beni – residenze, manufatti industriali e commerciali, terreni agricoli – sono il risultato d’investimenti di risorse finanziarie non trasparenti, abitati da attori che si muovono fuori dalla convivenza civile. Il senso più profondo è quello di trasformare gli epicentri della corruzione e del brutto in punti di riferimento positivi per la collettività, in un nuovo rapporto tra etica ed estetica. I paesaggi di una parte del territorio calabrese sono spesso il racconto di violenza e di arroganza, l‘esempio plastico della distorsione mafiosa, ripensarli nella loro configurazione estetica e funzionale restituisce grande forza civile, culturale ed etica alle nuove generazioni e il senso stesso di riappropriazione dei luoghi.

La mostra costituisce una prima sintesi sugli esiti di oltre tre anni di attività didattica e di ricerca che ha visto coinvolti studenti, Enti e Associazioni volontaristiche della Calabria.

 

In particolare è articolata in tre sezioni:

Sezione introduttiva sui beni confiscati in Italia e focus sulla Città Metropolitana di Reggio Calabria;

Sezione fotografica, a cura del fotografo Armando Perna, concepita come racconto dei beni oggetto di studio sotto i possibili aspetti figurativi e antropologici.

SPERIMENTAZIONI DIDATTICHE con gli studenti della Mediterranea-Dip. dArTe, concepite come riconfigurazione architettonica di una serie di edifici confiscati, collocati in aree periferiche;

PROGETTO MESTIERI LEGALI su un terreno confiscato lungo il fiume Mesima, nel comune di Rosarno (RC), risultato di una convenzione con il Consorzio Macramè, un’importante rete di più di 30 cooperative sociali e agricole che operano concretamente nella sfida per l’affermazione della legalità, gestendo beni confiscati alla mafia. Il progetto Mestieri legali si configura come un frammento di parco agricolo fluviale, concepito come una Communitas della biodiversità, nella quale sono previste attività educative, formative e per il tempo libero, connesse alla produzione agricola e all’integrazione di lavoratori migranti;

Progetti e realizzazioni di architetture effimere all’interno della prima edizione dell’International Summer School JointLandscape#BENICONFISCATI svoltasi in collaborazione con l’Università Ain Shams del Cairo e il Consorzio Macramè.

IMPRONTE A SUD – WELFARE LAB interessa un edificio confiscato, concesso dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria al Consorzio Macramè, e si configura come una prima esperienza di welfare di comunità a Reggio Calabria, una sperimentazione ampia ed eterogenea che oscilla dalla semplice aggregazione della domanda di servizi a vere e proprie forme di mutuo aiuto, fino a forme di collaborazione attiva. All’interno dell’immobile saranno realizzate, infatti, differenti attività, tra loro interconnesse e legate da un filo conduttore unico: l’attenzione ai bisogni della comunità e alla sua crescita in termini di sviluppo, opportunità, diritti, responsabilità condivisa.

In occasione del vernissage – 14 gennaio ore 14.30 – è stato svolto un seminario di approfondimento con il gruppo di ricerca e la presenza di: Alberto Ferlenga (Magnifico Rettore IUAV Venezia), Adolfo Santini (Direttore dipartimento dArTe) Gianfranco Neri (prof. Università Mediterranea di Reggio Calabria), Goiacchino Criaco (scrittore), Roberto Giarola (Delegato Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), Giancarlo Rafele, Giuseppe Carrozza,  (Consorzio Macramè)

Patrocini: Università Mediterranea di Reggio Calabria – IUAV Venezia – Consiglio Regionale della Calabria – Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata – Città Metropolitana di Reggio Calabria – Comune di Reggio Calabria – Fondazione CON IL SUD.

 

Responsabili scientifici e Curatori | Prof. Ottavio Amaro, Prof. Marina Tornatora

 

Gruppo di Ricerca | Ph.D.s Blagoja Baikovskj, Ph.D. Alessandro De Luca, Ph.D. Domenico Fazzari, Ph.D Francesco Leto, Ph.D.s  Moataz Samir,| Ph.D. Cristiana Penna;

 

Collaboratori | Michele Bagnato, Cecilia Coppola, Alessandro D’Avola, Camillo Leone, Cosimo Metastasio, Matteo Milano, Rossella Panetta, Davide Villari, 

 

Foto di Armando Perna

Biennale di Pisa 2019

IL TERZO SPAZIO

tra terra e acqua

Il Laboratorio di ricerca LL_inP presenta il progetto Mestieri Legali per un Parco naturalistico fluviale lungo il Mesima, su un terreno agricolo confiscato alla ‘nrangheta’, nel comune di Rosarno (RC), risultato di una convenzione con il Consorzio Macramè.
Il progetto del Parco, concepito come una Comunitas della biodiversità, rientra nelle attività sviluppate da anni dal gruppo di ricerca sul sistema delle fiumare assunte come elemento identitario del paesaggio calabrese. La condizione di tangenza del parco con il fiume Mesima, la cui natura mutevole e dinamica dell’acqua ha storicamente modellato la morfologia di questo territorio, richiede azioni di difesa idraulica. Queste sono state proposte come occasione di una sperimentazione capace di operare un’azione catalizzatrice di saperi scientifici interdisciplinari – architettonici, ingegneristici, geologici, agrari – superando una pratica puramente ’tecnicistica’, per rimettere al centro la qualità, quindi la valorizzazione del patrimonio naturale ed antropico, insieme alle questioni della sicurezza. Ciò significa in primo luogo riscattare il ruolo della natura su tutto un sistema sovrastrutturale teso a creare limiti netti con il sistema artificiale, non considerandola come fondale neutrale privo di una sua articolazione grammaticale. In questo senso il progetto mette in campo nuove modalità che, senza rinunciare alla forma e all’azione figurativa, superano la pratica di edificare barriere difensive atte a stabilire limiti e separazione netta tra la terraferma e l’acqua. Si costruiscono margini flessibili (dune) dalla forte capacità di resilienza, intesa come risposta a possibili eventi catastrofici, senza limiti rigidi e di rottura con il paesaggio, ma introducendo dispositivi interattivi – zone rinaturate, modellazione naturale degli alvei – che consentono uno smaltimento sicuro delle acque in eccesso lungo i bordi del fiume. Questi sistemi definiscono un nuovo limite, un Terzo spazio, con legami aperti, naturali e flessibili.

Il disegno delle colture agricole e i piccoli padiglioni architettonici completano l’immagine complessiva del parco.


Bauhaus Satellite +

Bauhaus Satellite+ è una sperimentazione progettuale sviluppata dagli studenti del Corso di Composizione Architettonica del Dipartimento Architettura e Territorio dArTe della Università Mediterranea di Reggio Calabria, tenuto da Marina Tornatora, in occasione del centenario della scuola tedesca.
L’apparato teorico e progettuale della Bauhaus fa da sfondo e riferimento continuo agli studenti che, a partire dal lavoro di Josef Albers (1888-1976), uno dei suoi storici maestri, hanno riprogettato uno spazio collettivo della loro scuola con l’idea di concepire piccoli dispositivi spaziali per favorire nuove interazioni e attività. Non più solo uno spazio distributivo di passaggio, ma un luogo multifunzionale, articolato in diverse aree, da quella definita dalla gradinata e dal sistema delle sedie, pensato per brevi presentazioni e proiezioni, allo spazio studio organizzato attorno a un grande tavolo, sino all’area attrezzata per piccole esposizioni.
Ogni gruppo di studenti ha sviluppato un tema – le sedute, il tavolo, i totem, il muro etc. – attraverso la scomposizione del volume in lastre bidimensionali e la dissoluzione dell’angolo, andando a definire il progetto finale come l’insieme dei singoli contributi.
L’esperienza didattica si è basata sull’approfondimento dei principi fondanti della Bauhaus per i quali l’arte e l’artigianato, la teoria e la pratica, devono essere unificati in un’opera d’arte totale, rappresentata dalla costruzione.

La finalità di questa esercitazione è duplice, da una parte riguarda la sfera pedagogica e formativa, dall’altra segnala la necessità di continuare a sperimentare sulle potenzialità dei processi di generazione della forma. Nel primo caso si tratta di un approccio maieutico, sviluppato in un percorso laboratoriale di confronto collettivo tra studenti e docenti, che ha consentito un
graduale avvicinamento alla fase ideativa del progetto attraverso un esercizio di ricerca sugli elementi architettonici basilari essenziali.
In tale approccio la forma è assunta come questione preliminare e costitutiva dell’architettura così come lo è stato nel modello didattico della scuola Bauhaus nel quale “la forma è il prodotto di un fare, soltanto l’esperienza del fare artistico ci fornisce gli schemi entro i quali contorniamo e definiamo […] le infinite impressioni che ci vengono dal mondo esterno: gli schemi formali (linea, volume, piano, colore ecc.) sono ricavati dall’arte non dalla natura” (W. Gropius)
La seconda finalità, dunque, del lavoro didattico consiste nello sviluppo di una esplorazione sullo spazio architettonico attraverso la scomposizione quadrimensionale neoplastica concepita come una “ricerca sincera di varianti” spaziali (Bruno Munari).
La parte conclusiva del lavoro consisterà nella costruzione del progetto in una collaborazione tra studenti, artigiani e docenti mettendo in pratica l’idea fondante della scuola tedesca dell’architetto come mestiere e non come professione.

Padiglioni Effimeri

Gruppo 1  – Symphony of Silente

 Il bunker è un elemento invisibile intrappolato in una rigida forma e la nostra intuizione, in questa summer school JointLandscapes, vuole cogliere la malinconia di una forma che esiste e non esiste, sempre accompagnata da sentimenti di confusione, disagio e isolamento.  Inquadrature congelate di un film invisibile. Il padiglione, intitolato la Sinfonia del Silenzio, è un’interpretazione spaziale del bunker. Un luogo di un metro per otto e alto quattro metri, che restituiscono delle esperienze sensoriali in cui la luce si contrappone all’oscurità, il suono al silenzio, la presenza all’assenza.  Un viaggio verso la libertà della comunità locale. Uno spazio che giace su una piattaforma indefinita immersa nella natura, predisposta a ospitare differenti attività in momenti temporali definiti. Un luogo nuovo per la comunità.

Gruppo 2 – UP

 L’idea di portare SU (UP è anche il motto) i due piccoli volumi (2.4x3x2.4m) nasce dall’aver voluto lavorare  sul tema della leggerezza in opposizione alla gravità. Leggerezza qui intesa sia come modo di affrontare gli eventi, quasi giocando, sia più fisicamente come concetto in antitesi con la forza di gravità, termine anch’esso  dal duplice valore  fisico  e  concettuale inteso come gravità della situazione (rispetto ai fatti di cronaca e casi  di ndrangheta)  in cui verte la città di Rosarno .

I due elementi in legno su pali, poggiano su una base di 6x9m, disposti all’interno di una griglia e collocati ad altezze diverse ma sempre al di sopra della chioma degli alberi di limoni che presto saranno piantati all’interno del parco.  Portando SU i due padiglioni gli si attribuisce il valore di landmark poiché sempre visibili e riconoscibili da ogni parte del parco.  Muta anche il punto di vista interno poiché il fruitore avrà un nuovo punto d’osservazione al di sopra delle chiome degli alberi ma anche una più visione delle cose più intima e spirituale  rispetto all’aprire gli occhi e al vedere le cose diversamente. Se lo spazio in alto è destinato all’intimità,  alla meditazione e all’elevazione dello spirito  lo spazio alla quota del suolo ha una dimensione più conviviale e aggregativa: oltre au due padiglioni posti SU l’intervento prevede di giustappore lungo la griglia una serie di elementi puntuali (pali) muniti di ganci e occhielli dove i fruitori possono agganciare amache , reti e quant’altro legato alla dimensione del gioco e del relax.

Gruppo 3 – Input-Outpost

 Il dispositivo si prefigura come un avamposto fisico e culturale, caratterizzato da una trasparenza non necessariamente materica ma intesa come l’attitudine di aprirsi all’intorno e ed abbracciarne la diversità.  Un padiglione che sia capace di attrarre la comunità sotto l’ampia copertura, trasmettendo un senso di protezione ma non di chiusura, e che offra l’esperienza di un punto di vista privilegiato. L’esperienza di sentinella per osservare la crescita del Parco e per comunicare simbolicamente alle altre persone gli eventi che accadono in un contesto così problematico. Non soltanto in relazione ai pericoli, quanto soprattutto verso la possibilità di avvistare nuove speranze e nuove terre da restituire alla comunità. Terra! Terra!

Gruppo 4 – Fragment

Mudchute Satellite

Il workshop ha proposto cinque giorni di sperimentazioni progettuali nel borgo medievale di Belmonte Calabro (CS). London Metropolitan University e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria hanno diretto il workshop con il Laboratorio Landscape_inProgress – LL_inP e il collettivo di architettura Orizzontale, premiato al “Young Talent of Italian Architecture 2018” della Biennale di Venezia. Il lavoro si pone in continuità con le attività di ricerca e di didattica svolte negli anni dalla associazione Le Seppie in collaborazione con London Met University, la comunità locale di Belmonte Calabro, le associazioni presenti sul territorio. L’edizione Mudchute Satellite è stato concepito come un cantiere creativo nel quale gli studenti hanno progettato e realizzato insieme ai migranti, alle maestranze locali e a 12 studenti dell’università di Londra, delle strutture flessibili nella Piazza Galeazzo di Tarsia, attraverso un processo di coesione sociale come testimonianza di inclusione e di rigenerazione urbana.

Skopje Destratification ‘29‘65 sk14 2020

Il Laboratorio Landscape_inProgress dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, espone alla  16a Mostra Internazionale di Architettura di Venezia – Padiglione della MACEDONIA – Freeingspace

 

Authors: Marina Tornatora, Ottavio Amaro, Blagoja Bajkovski, Lucia La Giusa, Alessandro De Luca

 

Collaborators: Cecilia Coppola, Matteo Milano, Davide Villari, Stefano Vitale

 

Project: Skopje – DESTRATIFICATION ‘29 ‘65 ‘sk14  2020

 

Padiglione della  MACEDONIA – Freeingspace

Commissioner: Zoran Petrovski
Curators: Slobodan Velevski, Marija Mano Velevska

Landscape_inProgress espone il progetto di riconfigurazione e riuso del grande magazzino NA-MA, progettato da Slavko Brezovski (1959).

 

Collocato in un tessuto urbano complesso e contraddittorio, esso è risultato di scritture sovrapposte e cancellazioni delle tracce operate nel secolo scorso. Oggi, questa architettura come molte altre a Skopje, presenta i segni significativi della storia della città, diventando una forma di archivio  concepito come INCUBATORE di nuove e sperimentali visioni architettoniche e urbane.

 

La proposta progettuale assume il concetto di Spazio Libero attraverso un’azione di ‘DESTRATIFICAZIONE’ che mette in luce gli strati più profondi della città. Questi  hanno il potenziale di rappresentare una fase identitaria e fondativa, accanto alle recenti scenografie teatrali eclettiche realizzate da SK2014.

 

L’obiettivo è quello di aprire gli spazi pubblici attualmente inaccessibili, costruendo nuove relazioni e  dinamiche urbane basate su attività artistiche e culturali. L’area viene trasformata in un DISTRETTO CULTURALE, convertendo NA-MA da edificio commerciale a INCUBATORE creativo con l’intenzione di creare una rete con i musei, gli spazi artistici e culturali esistenti. NA-MA integra gli spazi per le mostre temporanee, con la produzione di DIGITAL ART & CRAFT  e con un’esposizione permanente sul BRUTALISMO in Architettura concepita come un carattere importante per l’identità di SKOPJE.

I Paesaggi Ritrovati – Beni Confiscati

La quantità dei BENI CONFISCATI alla criminalità organizzata in Calabria costituisce un patrimonio da ripensare in un’operazione di riappropriazione di spazi legali e urbani.

Il progetto La morte del Minotauro del Laboratorio Landscape_inProgress sui manufatti e sui terreni confiscati alla criminalità è concepito come un’azione progettuale che mette insieme la necessità di un ripristino della legalità con quella di realizzare una nuova mappa di segni e presenze architettoniche come metamorfosi estetica, oltre che sociale, delle città.

Una prima sintesi dei lavori di tale azione, sviluppata attraverso attività di ricerca e didattica, è stata esposta nell’ambito dell’iniziativa Legalità è Cultura, promossa dalla Fondazione Scopelliti.
La mostra, inaugurata presso Palazzo Alvaro a Reggio Calabria, comprende sia i lavori degli studenti del Corso di Progettazione Architettonica 1 del Dipartimento Architettura e Territorio_ dArTe; sia il progetto Mestieri Legali, risultato di una convenzione tra il Laboratorio di ricerca Landscape_inProgress dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e il Consorzio Macramè, (Partner ARCI di Reggio Calabria; Circolo Legambiente di Reggio Calabria; Comune di Laureana di Borrello; Comune di Rosarno; FUTURGREEN Srl; Omnia associazione Interculturale; Alba Multiservizi; cooperativa Mani e Terra).
Il progetto, finanziato attraverso un bando promosso da Fondazione per il Sud, propone un’azione concreta per l’inserimento dei migranti attraverso l’avvio di un’attività produttiva su un terreno agricolo confiscato alla ‘ndrangheta nel Comune di Rosarno lungo il fiume Mesima.

Comitato Organizzativo: Ahmed Amin, Serena Borrello, Blagoja Bajkovski, Alessandro De Luca, Domenico Fazzari, Lucia La Giusa, Cristiana Penna, Moataz Samir.

Idee per l’abitare contemporaneo

Il Laboratorio Landscape_inProgress ha partecipato nelle giornate del 18 e 19 ottobre all’Open Every Day 2017, giornate d’inaugurazione dell’Anno Accademico del dArTe, Dipartimento di Architettura e Territorio dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria.

L’installazione è stata concepita per raccontare come viene strutturato il corso di Composizione Architettonica II. L’attività d’insegnamento svolto all’interno del corso di è stato articolato sul rapporto tra i contenuti teorici e critici del progetto e la sperimentazione progettuale. L’obiettivo è stato quello di avviare gli studenti a una riflessione sulla città contemporanea e in particolare sul “abitare la periferia” concepita come campo di sperimentazione progettuale capace d’innescare processi di rigenerazione e rifondazione dello spazio pubblico.

L’organizzazione didattica vuole instaurare una dimensione collettiva del lavoro stimolando gli allievi a momenti di dibattito durante le lezioni, le attività laboratoriali e le verifiche collegiali organizzate come occasioni di scambio, su questioni teoriche e pratiche.

L’installazione  è stata curata da Marina Tornatora, Lucia La Giusa, Alessandro De Luca, Blagoja Bajkovski. Hanno collaborato all’allestimento gli studenti: Giuseppina Matranga, Ramona Mirasola, Matteo Milano, Mattia Pandolfo, Roberta Raso, Silvia Vitale, Stefano Vitale.

Il progetto degli edifici confiscati alla criminalità organizzata

 Il Laboratorio Landscape_inProgress del Dipartimento d’ArTe dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, insieme al Comune di Reggio Calabria ha presentato presso l’Urban Center della Città Metropolitana la Mostra “La Morte del Minotauro”curata dai proff. Ottavio Amaro e Marina Tornatora.

La quantità degli edifici confiscati in Calabria e in particolare nella Città di Reggio Calabria, costituisce un patrimonio edilizio i cui connotati funzionali e configurativi sono tutti da ripensare in un’azione di riappropriazione di spazi legali e urbani.

La ricerca e l’esperienza didattica presso l’Università Mediterraneaindividua i manufatti architettonici esistenti nelle città della Calabria e della Sicilia, sottoposti ad azione giudiziaria di confisca per reati legati a pratiche criminali.

La morte del Minotauro indica una condizione di ripristino della legalità per manufatti edilizi realizzati attraverso risorse finanziarie non trasparenti e abitati da attori che si muovono fuori dalla convivenza civile. I paesaggi ritrovati sono quelli riappropriati dalla collettività e riportati ad una riconfigurazione estetica e funzionale organica ai luoghi e alla città.

L’attività progettuale operata sugli edifici confiscati, spesso collocati in aree periferiche, ha avuto la finalità di realizzare una nuova mappa di segni e presenze architettoniche che segnano la metamorfosi estetica, oltre che sociale, della città.

I lavori riguardano parte dell’esperienza didattica degli studenti iscritti al 3° anno di Architettura presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, insieme al progetto del Parco della biodiversità in corso di realizzazione su un terreno confiscato lungo la Fiumara del Mesima a Rosarno, gestito dal Consorzio Macramè / Trame solidali mediterranee.

Hanno partecipato all’inaugurazione: il Prefetto Michele di Bari, il Sindaco Giuseppe Falcomatà, il Presidente del Tribunale sezione Misure di prevenzione di Reggio Calabria Ornella Pastore, la Dirigente nazionale dell’ANBSC Matilde Pirrera, il Rettore Pasquale Catanoso, il Direttore del d’ArTe Gianfranco Neri, i responsabili scientifici del Laboratorio Landscape in progress Ottavio Amaro, Marina Tornatora.

L’allestimento della mostra è a cura di:

Archh. Alessandro De Luca, Giovanna Falzone, Domenico Fazzari, Lucia La Giusa, Cristiana Penna, Blagoja Bajkovski.

con la collaborazione degli studenti:

Ilaria Aprigliano, Maria Sofia Campolo, Cecilia Coppola, Pierluigi Gerace, Danilo Guerrera, Mauro Pirrone, Vincenzo Pirrottina, Giada Puccinelli, Aldea Saccà.

Nik Spatari alla Mediterranea

Il Laboratorio Landscape_inProgress insieme al Dipartimento Architettura e Territorio (dArTe) e all’associazione studentesca universitaria M.U.S.A. dell’Università Degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, ha organizzato la mostra fotografica “M.U.S.A. al Musaba_ Racconto di un viaggio” e la conferenza “Nik Spatari alla Mediterranea” della fondazione Musaba presso l’Aula Magna di Architettura di Reggio Calabria.

MuSaBa è il museo realizzato dai due artisti Nik Spatari e Hiske Maas nella Vallata del Torbido a sud est del centro abitato di Mammola. Attraverso un processo di integrazione tra passato e presente di grande interesse ed utilità i due artisti hanno realizzato un parco-museo-scuola-laboratorio unico nel suo genere in Italia di grande impatto visivo.

Idee e progetti per la Città Metropolitana di Reggio Calabria

La mostra, organizzata dal Laboratorio Landscape_inProgress, si propone di investigare l’idea di Città Metropolitana che Reggio Calabria può rappresentare attraverso un punto di vista mobile capace di cogliere ed elencare valori e immagini di una realtà complessa ed eterogenea nelle sue articolazioni territoriali. L’esposizione si muove attraverso sei sezioni paesaggistiche che non rappresentano solo ambiti tematici ma interpretazioni possibili di quella materia concreta, costituita da 97 comuni, sulla quale operare una visione di città.

Legante dei sei paesaggi è il corridoio verde, proposto come infrastruttura fisica morfologica paesaggistica, connessa alla realtà agricola e produttiva, capace di unificare e identificare, in una sorta di archeologia naturale, i territori variegati della nuova realtà. Concependo la città e il territorio non come luoghi che esercitano un attrito l’uno sull’altro, il paesaggio agrario esistente può configurare poliedriche ruralità in una visione strategica complessiva anche in relazione alle questioni ambientali, climatiche e alla nuova dimensione ecologica. L’apparato di conoscenza è completato dal contributo di 135 Call di studiosi, architetti e artisti, selezionati da un comitato scientifico internazionale, che presentano ricerche, progetti e prefigurazioni originali sui principali elementi caratterizzanti l’immagine e l’identità dei lunghi e rappresentano possibili scenari futuri, come riflessione di un pensiero collettivo sia sul piano della descrizione dell’esistente che quello della sua capacità di prefigurazione progettuale.

Le elaborazioni originali del gruppo di ricerca sono corredate da un modello tridimensionale in scala 1:50.000 (dimensioni m 2.80X2.80) della Città Metropolitana di Reggio Calabria realizzato con stampante 3D che, attraverso proiezioni digitali, fa da supporto ad una lettura incrociata dei dati e degli elementi caratterizzanti i diversi luoghi e le condizioni territoriali.

 

Accanto al modello è previsto uno Pavimento digitale come sperimentazione di una comunicazione multimediale che simula l’esperienza del paesaggio

 

Sei video proiezioni raccontano le sezioni di paesaggio della ricerca:

 

I paesaggi infrastrutturali: I porti, i viadotti, i ponti;
I paesaggi del mito: La forza e la potenza evocativa di un immaginario che ha profonde memorie storiche nei luoghi, a partire dall’Area dello Stretto;
I paesaggi agrari: I sistemi agricoli e la forma del paesaggio attraverso la morfologia di piane, pianori e terrazzamenti;
I paesaggi della rovina: Le rovine archeologiche, le rovine industriali, le rovine urbane contemporanee;
I paesaggi dell’acqua: Le dighe, i fiumi e le fiumare tra Tirreno e Ionio.
I paesaggi urbani: Il sistema insediativo storico e contemporaneo, da quello policentrico della Piana, alla conurbazione dello Stretto, al sistema a pettine della linea ionica.

 

135 pannelli presentano le Call selezionate.
La ricerca e gli elaborati della mostra sono pubblicati su un e-book – Gangemi editore – con presentazione di Michael Jacobreferee di un comitato scientifico internazionale.
La mostra è organizzata dal gruppo di ricerca Landscape in-Progress – responsabili scientifici Ottavio Amaro e Marina Tornatora
Team: Beniamino Fabio Arco, Serena Borrello, Maria Rossana Caniglia, Alessandra De Gaetano, Alessandro De Luca, Giovanna Falzone, Domenico Fazzari, Antonio Forgione, Lucia La Giusa, Lucrezia Marino, Francesca Mazzone, Cristiana Penna.

Paesaggi in Divenire

A cura di: Ottavio Amaro, Marina Tornatora,  Alessandro De Luca, suoni di Gianfranco Neri.
Il video racconta le Trasformazioni Paesaggistiche lungo la porzione di costa della Piana di Gioia Tauro (RC) intorno al porto e all’area industriale mai decollata.

Costruito per essere al servizio del V centro siderurgico italiano, da localizzare in Calabria e mai realizzato, il porto di Gioia Tauro costituisce una nuova ‘geografia artificiale’ all’interno di un paesaggio che fino agli anni ’70 sembrava concluso nella sua configurazione rurale originaria. Esso s’inserisce in questa realtà, dilatando i rapporti di scala tradizionali e stravolgendo gli stessi apparati iconografici e figurativi dei paesaggi locali. Divenuto uno dei porti più importanti del Mediterraneo per il transhipment, esso, dal punto di vista territoriale, rimane un mega frammento di un sistema incompleto. La sua estensione si sviluppa dentro un contesto ridotto a non luogo,  un paesaggio in rovina, desertificato dei suoi aspetti ambientali e naturalistici più identitari, ormai in perenne attesa di essere completato: l’area industriale retrostante, i centri urbani di Gioia Tauro e San Ferdinando, marginali ai lati costieri del recinto, il sistema infrastrutturale di collegamento locale e nazionale.

Al fascino del paesaggio tecnologico contemporaneo delle 22 mega torri del porto, nuovi simboli dello skyline del golfo di Gioia Tauro, segnato dai due iconemi di Monte Poro a nord e Monte Sant’Elia a sud, corrisponde un retro porto dismesso, interrotto e frammentato nei suoi aspetti produttivi e insediativi.

Il video è stato elaborato all’interno delle ricerche portate avanti dal gruppo Landscape in_Progress – Università Mediterranea di Reggio Calabria – Dipartimento DArTe.
Ottavio Amaro, Marina Tornatora (responsabili)
Fabio Arco, Maria Rossana Caniglia, Alessandro De Luca, Giovanna Falzone, Lucia La Giusa, Francesca Mazzone, Cristiana Penna, Domenico Fazzari, Antonio Forgione, Giulio Grollino, Giovanni Cassisi.

Per un osservatorio internazionale sulle grandi opere

Il Laboratorio Landscape_inProgress del Dipartimento dArTe dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria è stato partner strutturale dell’iniziativa the third island ag’64’94’14, attraverso l’organizzazione di un ciclo di seminari e diversi eventi espositivi incentrati sul tema “Per un osservatorio internazionale sulle grandi opere” affrontando con punti di vista differenti questi temi, in un confronto con studenti, docenti, associazioni e cittadini.

A partire dal progetto di ricerca documentaria, presentato da Antonio Ottomanelli all’interno della sezione centrale MONDITALIA – XIV Mostra Internazionale di Architettura – la Biennale di Venezia, si è pensato di decentrare il confronto direttamente sui territori coinvolti: il Mediterraneo e la Calabria. L’idea nasce in relazione al 50° anniversario dell’avvio dei lavori per il tronco A3 Salerno-Reggio (1964) e il 20° anniversario dell’apertura del porto di Gioia Tauro (1994), entrambi residui incompleti del “Pacchetto Colombo”.

Il progetto The Third Island Ag ’64 ’94 ’14 studia e rielabora il territorio di origine per essere condiviso, criticato e riscritto; sviluppandone gli aspetti partecipativi e allargando le reti di collaborazione, nel tentativo di conservare nel luogo della ricerca, una visione complessa e continua della storia e del territorio; tutelandola da una processo di appropriazione, frammentazione della stessa, di smemoramento.

Le attività multidisciplinari di approfondimento – durato più di un anno – a Reggio Calabria ha riguardato fotografia, cinema, architettura, letteratura e giornalismo.

La rassegna ha ospitato diversi autori tra cui: registi come Daniele Ciprì ( autore di “E’ stato il figlio” che si è aggiudicato il premio per la fotografia alla 69a edizione della Mostra del cinema di Venezia), Fabio Mollo ( autore de ” Il Sud è niente”, selezionato al Festival di Berlino, al Toronto International Film Festival, al Festival Internazionale del Film di Roma),

fotografi come Ramak Fazel ( docente presso SUPSI – Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana – e presso The Design Academy in Eindhoven and California Institute of the Arts), Olivo Barbieri (Biennale di Venezia 1993, 1995, 1997, 2011 e 2013. Nel 2003 le sue opere sono esposte a Strangers, la prima Triennale di fotografia e video organizzata dall’ICP – Inter-national Center of Photography – di New York), Simona Ghizzoni (World Press Photo 2008 e Photoesparia Ojodepez Award for Human Values 2009),

storici come Luigi Prestinenza Puglisi (ordinario di Storia dell’architettura contem-poranea all’Università di Roma “Sapienza”); critici contemporanei come Joseph Grima (già direttore dello storefront for art and architecture di New York, già direttore di DOMUS magazine, direttore artistico per la candidatura di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 – fondatore del magazine di cultura e arte europea The Tomorrow),

scrittori e network analyst come Ben Vickers (Curatore digitale alle Gallerie Serpentine, co-autore di LIMAZULU project space, membro attivo di EdgeRyders, coordinatore per lo sviluppo open-source di unMonastery); architetti come Stefano Boeri (2011 al 2013 Assessore alla Cultura, Design e Moda del Comune di Milano. Dal 2004 al 2007 è stato direttore della rivista internazionale “Domus”, da settembre 2007 al 2011 ha diretto la rivista internazi-onale “Abitare”. Professore di Progettazione Urbanistica presso il Politecnico di Milano);

Imprenditori e politici come Renato Soru (AD Tiscali, Membro del Parlamento Europeo per il Partito Democratico, titolare della commissione ECON, membro sostituto della commissione ITRE e presidente della commissione politica per la sicurezza e i diritti umani all’interno dell’assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo).

Le attività sono state sviluppate con diverse modalità: conferenze miste di autori/ricercatori/artisti; tavole rotonde; lectio magistralis; mostre.

VespArch

Stefano Boeri, insieme a studenti e docenti, partecipa al tour in vespa attraverso un itinerario che rilegge la città di Reggio Calabria sotto i diversi aspetti urbani ed architettonici, storici e contemporanei.

Miti Mediterranei

Collage e disegni di Giuseppe Arcidiacono
La mostra-seminario “MITI MEDITERRANEI”, a cura del Dipartimento di Architettura e Territorio dArTe dell’ateneo di Reggio Calabria è in continuità con il progetto di ricerca THE THIRD ISLAND AG’64’94’14 del fotografo Antonio Ottomanelli sulla Calabria, proposto alla XIV Biennale Internazionale di Architettura di Venezia sezione Monditalia.

L’evento al Castello di Scilla è una tappa di una rassegna iniziata a ottobre 2014 e che durerà per tutto il 2015 ed è concepita come un Link che continua a raccontare la Calabria, movente e campione emblematico per un’analisi sullo stato contemporaneo del paesaggio, attraverso l’intreccio di diversi linguaggi dell’arte e della comunicazione: architettura, cinema, letteratura, fotografia.

La mostra-seminario è a cura di Landscape in_Progress e propone una lettura pluridisciplinare -in termini psico-antropologici, storico-letterari, figurativi e architettonici dei miti antichi e moderni che interessano il Mediterraneo: e in particolare l’Area dello Stretto, da Scilla e Cariddi, alla Fata Morgana di Artù, al Pelorus Jack di Horcynus Orca, per conoscere meglio, e riconoscere, uno dei luoghi simbolici del paesaggio calabrese e dell’immaginario collettivo.

«Il mito» -come scrive il filosofo Michel Serres- «è in anticipo così bene sulle scienze umane che può essere più scientifico delle nostre stesse scienze». Il mito è in anticipo perché precede le scienze nel tempo, ma soprattutto nello spazio: infatti il mito è inscritto nei luoghi; mentre «la scienza è una cartografia che finisce per ricoprire gli spazi reali appropriandosene»: per questo, qualsiasi discorso scientifico sull’Area dello Stretto non può prescindere dal mito.

Il mito inscritto nei luoghi dà voce ai luoghi, li nomina, li estrae dal rumore di fondo per identificarli; e poi li mette in circolo -nell’eco della lingua- per farli parlare: far “parlare” i luoghi attraverso il mito costituisce, dunque, il motivo conduttore e il fine della Mostra-Seminario, che si avvale del contributo della scrittrice Marinella Fiume, studiosa di tradizioni popolari, e degli psicologi Salvatore Sapienza e Isabella Arcidiacono, i quali ci faranno osservare l’Area dello Stretto dal lettino dello psicanalista.

La mostra di Giuseppe Arcidiacono propone collage e disegni rivolti ad una interpretazione/costruzione immaginifica del paesaggio mediterraneo. Giuseppe Arcidiacono si collega, infatti, alla tradizione delle invenzioni settecentesche di paesaggi ideali; ma l’uso della tecnica del collage allontana ogni tentazione nostalgica e riconduce il gioco delle allusioni dentro gli ironici “montaggi” del Moderno.

Ne scaturisce un insieme di figure enigmatiche, di frammenti in bilico fra tradizione e innovazione, di piccoli rebus che abitano uno spazio sospeso tra precisi luoghi mediterranei ed altrettanto precisi luoghi teorici della disciplina architettonica.

Un approfondimento di contributi architettonici aprirà e concluderà le parti in cui si articola il Seminario, con gli interventi di Gianfranco Neri, direttore del dArte; Paolo Malara, presidente dell’Ordine Architetti PPC di Reggio; dei curatori Ottavio Amaro e Marina Tornatora; e di Carmine Ludovico Quistelli, Gianmarco Cantafio, Giovanni Fiamingo, Giuseppe Smeriglio.

Protocollo d’Intesa tra il Dipartimento Architettura e Territorio dArTe e l’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Reggio Calabria.

I Vent’anni della Terza Isola

Nell’ambito della rassegna THE THIRD ISLAND AG’64’94’14 di Antonio Ottomanelli e IRA-C e dell’iniziativa Landscapes in-progress del dipartimento Architettura e Territorio – dArTe, si è tenuto il seminario “Per la costruzione di un nuovo immaginario possibile” del fotografo Olivo Barbieri che è proseguito con l’inaugurazione della mostra “I Vent’anni della terza Isola”, presso il Castello Ruffo di Scilla.

Oliviero Barbieri appartenente alla generazione più giovane di fotografi che all’inizio degli anni ottanta si riunisce intorno alla figura di Luigi Ghirri partecipando a molti progetti da lui promossi, fra cui Viaggio in Italia, si dedica alla fotografia dal 1971 concentrando le sue ricerche iniziali sull’illuminazione artificiale delle città. A partire dal 1989 viaggia abitualmente in Oriente, soprattutto in Cina, della quale segue il rutilante sviluppo.

Tra le opere entrate in collezione, Flippers 1977-1978 è la prima ricerca seriale del fotografo, realizzata in una fabbrica abbandonata di pinball machines. Il lavoro, esposto in una prima personale alla Galleria Civica di Modena nel 1978, ritrae le superfici di vetro e legno di vecchi flipper. Franco Vaccari, che firma il testo introduttivo a quella mostra, formula per il lavoro la calzante definizione di “santuario dell’immagine”: come moderni dagherrotipi, le lastre di vetro frantumate agiscono infatti da deposito dell’immaginario di un’intera epoca, cristallizzando autentiche icone della contemporaneità, dalla cultura beat alla fantascienza, dall’epopea del Far West alla Venezia del cinema, riverberando al contempo l’arte contemporanea da Marcel Duchamp a Andy Warhol.

Realizzate qualche anno più tardi, altre fotografie danno conto dell’interesse dell’artista verso una nuova rappresentazione del paesaggio e delle sue trasformazioni. Le inquadrature si aprono a soggetti ritenuti fino ad allora di scarso interesse, rivelando la novità che può scaturire da uno sguardo attento alle cose e dal loro diventare immagini fotografiche: come in Grenoble, dove un deltaplano sembra agganciare il paesaggio attraverso un lampione della piazza, o come in Napoli (1982), dove una cornice barocca non riesce a contenere tutta la lunghezza di una crepa nel muro.

Dal 1978 Barbieri espone in numerose mostre collettive e personali sia in Italia che all’estero (alla Galleria d’Arte Moderna Bologna nel 1981, quindi Londra, Parigi, Huston, Lugano, Montreal, alla Biennale di Venezia nel 1993, 1995 e 1997, a Essen nel 1996 con una retrospettiva, alla Triennale di New York nel 2003). Nel 2013 pubblica con la casa editrice americana Aperture il volume “Site Specific” che raccoglie il lavoro decennale dell’artista

ARCHITETTURA#myBook

ARCHITETTURA#myBook vuole stimolare una conoscenza autentica e profonda dell’architettura lontana dall’estemporaneo consumo di immagini che non consente la costruzione di una narrazione personale delle opere architettoniche. Il programma propone una open-list di progetti concepita come un elenco provvisorio da implementare, fotocopiare e ristampare.

Un libro aperto e in continuo accrescimento di opere che costruiscono una conoscenza collettiva dell’architettura. I progetti, ridisegnati dagli studenti del corso di Composizione Arch.1, raccolti in fogli A4, facilmente fotocopiabili e disponibili anche on line, non vogliono rappresantare una selezione esaustiva e sistematizzata della storia dell’architettura; non sono organizzati in ordine cronologico, non rappresentano una raccolta tassonomica dei maestri dell’architettura, semplicemente costruiscono una lista che può essere combinata secondo le connessioni e le interpretazioni del lettore che si traforma in editore e parte attiva selezionando e riorganizzando le opere secondo la propria sensibilità e interesse.

Dalla open-list possono nascere infiniti libri di architettura grazie a un’azione individuale attiva come quella sperimentata nel 1974 nella Autoprogettazione di Enzo Mari con una linea di mobili concepita come un elenco fai da te da costruire e modificare. L’iniziativa vuole proporsi come una reazione al diffondersi di metodi passivi di conoscenza e alla mancanza di una cultura architettonica diffusa e vuole sperimentare  nuove forme di conoscenza e una diversa modalità di consultazione/costruzione di libri di architettura. Il lavoro sarà sviluppato dagli studenti del Corso di Composizione Architettonica 1B con il supporto del personale della biblioteca di Architettura che ospiterà l’evento conclusivo.

 Lo studente è chiamato ad avvicinarsi all’architettura in una progressione che va dalla ricerca bibliografica sino al ridisegno di un’opera come momento di conoscenza della costruzione dello spazio. I prodotti individuali confluiscono in un elenco collettivo costruendo un palinsesto dal quale ogni studente è stimolato a elaborare l’indice del proprio myBook attraverso una serie di Key words, sintesi delle interpertazioni personali e della connessioni di temi. I topics che contraddistinguono l’indice del myBook di ogni studente rappresentano le premesse della seconda fase del programma del corso: progetto di una casa unifamiliare.

http://architetturamybook.blogspot.it/p/amate-larchitettura-lantica-la-moderna_27.html