Landscape in_Progress | Portfolio Categories Project
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Impronte al Sud – Welfare Lab

Localizzazione: Reggio Calabria

Convenzione: Laboratorio di ricerca Landscape_inProgress del Dipartimento Architettura e Territorio – dArTe e il Consorzio Macramè.

Partner: Città Metropolitana di Reggio Calabria | Comune di Reggio Calabria | Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria | Università per Stranieri di Reggio Calabria “Dante Alighieri” | Università degli Studi di Roma “T or Vergata” | Fondazione Ebbene | Fondazione Finanza Etica | Associazione Calabrese di Epatologia | ONLUS, Associazione Territoriale U.N.S.I.C. RC/387 | Consorzio Idea Agenzia per il Lavoro s.c.s. | La Casa di Miryam Cooperativa Sociale | La Nostra Valle | Rose Blu Cooperativa Sociale ari | Socialhub | Società Nazionale di mutuo soccorso Cesare Pozzo | SOLEINSIEME Società Cooperativa sociale ONLUS

Progetto finanziato: bando promosso da Fondazione con il Sud

qui il link del progetto: Impronte al Sud

Impronte al sud è un progetto che insiste su un edificio sottoposto a provvedimento di confisca per attività mafiose e concesso dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria al Consorzio Macramè, importante rete di cooperative sociali impegnate sul terreno della legalità e dei diritti civili.

Esso si configura come una prima esperienza di welfare di comunità a Reggio Calabria, una sperimentazione ampia ed eterogenea che oscilla dalla semplice aggregazione della domanda di servizi a vere e proprie forme di mutuo aiuto, fino a forme di collaborazione attiva. All’interno dell’immobile saranno realizzate, infatti, differenti attività, tra loro interconnesse e legate da un filo conduttore unico: l’attenzione ai bisogni della comunità e alla sua crescita in termini di sviluppo, opportunità, diritti, responsabilità condivisa.

Dal punto di vista architettonico l’edificio costituisce una significativa testimonianza storica del linguaggio costruttivo eclettico che ha caratterizzato la ricostruzione di Reggio Calabria dopo il terremoto del 1908.

All’interno della Convenzione stipulata tra il Laboratorio Landscape_inProgress e il Consorzio Macramè si è proposto un progetto di ristrutturazione dell’edificio, capace di rispondere sia al nuovo programma funzionale che al ripristino delle qualità architettoniche, compromesse da interventi frammentari e spesso abusivi operati nel tempo. Demoliti i volumi abusivi e obsoleti, il progetto si configura come un intervento di architettura degli interni, attraverso l’inserimento di nuove configurazioni funzionali e spaziali.

Sul fronte esterno sono previsti interventi di restauro conservativo insieme all’inserimento di elementi in cortain pensati come dispositivi parlanti, attraverso delle scritture serigrafate sul tema dei messaggi sociali identificativi della nuova destinazione dell’edificio.

Inoltre il progetto prevede, attraverso un cantiere creativo partecipato, l’allestimento di uno spazio di sosta e di gioco  nell’area del giardino pubblico prospicente.

Metamorfosi Didattica

LA MORTE DEL MINOTAURO: l PAESAGGI RITROVATI

Il corso di Progettazione Architettonica 1 del Dipartimento DArTe dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, sul tema La morte del Minotauro: i paesaggi ritrovati, affronta la riconfigurazione di manufatti architettonici sottoposti all’azione giudiziaria di confisca per reati legati a pratiche criminali.

La mostra espone una parte degli esiti progettuali degli studenti, sviluppati nell’ambito della citta Metropolitana di Reggio Calabria. La

sperimentazione didattica intende affermarsi come azione di ripristino della legalità per gli edifici confiscati alle mafie, realizzati attraverso risorse finanziarie non trasparenti e abitati da attori che si muovono fuori dalla convivenza civile.

l paesaggi ritrovati, dunque, sono manufatti riportati ad una riconfigurazione estetica, funzionale, organica e finalmente restituiti alla collettività, ai luoghi e alla citta.

LESSICO OPERATIVO – OPERATIVE LEXICON

Attraverso un’operazione di postproduzione dei progetti didattici si è tentato di costruire un Lessico Operativo che scandisca possibili azioni compositive: demolire, aggiungere, sottrarre, ecc., sono operazioni che si confrontano con gli elementi strutturanti la forma architettonica – attacco a terra, struttura, involucro, copertura- e che si sviluppano attraverso la pianta, la sezione, il prospetto, il volume.

VUOTO TANGIBILE – TANGIBLE VOlO

l l lavoro didattico ha, inoltre, sviluppato la riflessione progettuale a partire dalla lettura dei beni confiscati, caratterizzati da una contrapposizione tra la condizione di non finito esterna e la ridondanza degli interni. Nella mostra tale contrasto è reso visibile attraverso una serie di plastici che, come nelle opere di Rachel Whiteread, materializzano il vuoto dell’interno come massa piena.

1 Antonio Cannatà _ sito Rosarno (RC)

Inquadrare

Articolazione architettonica in cui il piano di copertura si estende fino al livello del suolo su due lati. Cornice come componenti cinematografiche: le singole immagini successive che compongono un filmato, o gli spazi che tali immagini occupano su una lunghezza di pellicola, ciascuna separata da una barra orizzontale.

Framing

Architectural articulation where the roof extend to the ground level on two sides. Frames, motion picture components: the successive individual images that comprise a motion picture, or the spaces such images occupy on a length of film, each separated by a horizontal bar.

2 Maria Sofia Campolo _ sito Reggio Calabria

Integrare

Composizione architettonica che forma, coordina o combina in un insieme. È una composizione che trova l’unità con qualcos’altro, incorporandosi in una entità più grande.

Integrate

Architectural composition that form, coordinate or blend into an unified whole, unite. It is a composition that find the integral or unite with something else and is incorporate into a larger unit.

3 Vincenzo Pirrottina _ sito Gioia Tauro (RC)

Rotazione

Composizione architettonica che si articola per rotazione, cioè la perturbazione o l’alterazione di un sistema o di una norma di azione. Eventuale deformazione dei movimenti durante la loro generazione o evoluzione.

Rotation

Architectural composition that is articulated by rotation that is the perturbation or alteration of a system or norm for action. Deformation of movements during their generation or evolution.

4 Cecilia Coppola – Alessandro D’Avola _ sito Polistena (RC)

Obliquità

Articolazione architettonica in cui il solaio è liberato dalla sua condizione orizzontale, moltiplicandolo come piano attivo e ripensando la lettura e la rappresentazione dello spazio stesso. L’eliminazione del concetto di orizzontalità rende rilevante la natura superflua della facciata come elemento di verticalità.

Obliquity

Architectural articulation where the floor is liberated from its impeccable horizontal condition multiplying its condition to active planes and disrupting even the reading and representation of space itself, by the abolition of the concept of floor and the making relevant the superfluous nature of façade as the conforming elements of verticality.

5 Camillo Leone _ sito Reggio Calabria

Associare, sovrapporre, connettere

L’articolazione compositiva è il risultato di una serie di azioni: associare, sovrapporre, connettere. Il progetto è una operazione che ha bisogno di estendersi, di dispiegarsi e di farsi vedere. L’attivazione di connessioni definisce spazi indeterminati e incerti.

Associate, overlap, connect

Since reality leads us, the project is about relating, associating, overlapping, connecting, tensing and a whole series of actions related to manufacture. It is work that leans something – that needs excuses to extend, unfold and become seen. Once these links are open, the game to not end, architecture should not implant decision, and constriction, but indetermination and incertitude.

6 Giorgio Zampino _ sito Reggio Calabria

Assemblare

L’assemblaggio è l’unione di pezzi con l’inserimento di parti sporgenti dell’uno nelle cavità dell’altro. Incastro paratattico basato su materiali e componenti accoppiati o parzialmente sovrapposti. Composizione smontabile e ripetibile.

Assembly

Assembly is the joining of pieces by fitting parts of one into the cavitary parts of the other. Construction based upon paired or overlapping materials and components. Truly or virtually dismountable creation.

7 Natale Filice _ sito Reggio Calabria

Dualità

La dualità è l’incontro di due episodi distinti in un’unica azione. Il doppio non implica simmetria, ripetizione o gemellaggio, ma relazione binaria. Sequenza minima: A e B, interscambio tra due eventi. In alcune lingue, oltre al plurale e al singolare, esiste anche un genere duale per indicare un insieme di due.

Duality

Duality is the meeting of two distinct episodes in a single action. Dual implies not symmetry, repetition or twin, but binary contract. Minimum sequence. A and B: interchange between two events. In certain languages, in addition to plural and singular, there also exists a particular, dual gender to indicate a set of two. Of both.

8 Pierluigi Gerace _ sito Grotteria (RC)

Multi

Multi viene dal latino multus (molto, molti). Il prefisso “Multi” allude a un’azione moltiplicativa, implicita nel dispositivo evolutivo contemporaneo. “Multi” come multiplo, ma anche come azione multivalente, multifunzionale, multinucleare, multiforme e multistrato: una coabitazione combinata di eventi che si sovrappongono in disposizioni virtualmente crescenti, dinamiche e complesse, cioè poliedriche. Uno e molti allo stesso tempo. Non solo additivo ma moltiplicativo.

Multi

Multi comes from the Latin multus (“much”, “many”). The prefix “Multi” alludes to a multiplicative action, implied in the contemporary evolutionary device. “Multi” as in a multiple, multiplied and multiplicative. But also as in multivalent, multifunctional, multinuclear, multifaceted and multilayered: a combined cohabitation of events overlapping with virtually growing, dynamical and complex – i.e. polyhedral – arrangements. One and many at the same time. Not only additive – or adding up – but, above all, multiplicative.

9 Eufrasia De Blasio _ sito Villa San Giovanni (RC)

Topografia

Topografia, forma e proprietà di un sito specifico: configurazione superficiale di un luogo o di un oggetto, comprese le caratteristiche naturali e artificiali. Per l’arte o la rappresentazione grafica di un’area urbana, di un territorio, o di altro luogo, la topografia è come la “creazione di immagini”.

Topography

Topography, attributes & properties by specific type: relief features or surface configurations of a place or an object, including its natural and man-made features. For the art or practice of the graphic representation of the topography of a specific urban area, tract or land, or other place, use “topography (image-making)”.

10 Maria Luisa Cacurri _ sito Reggio Calabria

Ruotare

Composizione architettonica che si articola per rotazione di un sistema o di una norma di azione. Eventuale deformazione dei movimenti durante la loro generazione o evoluzione.

Rotation

Architectural composition that is articulated by rotation that is the perturbation or alteration of a system or norm for action. Deformation of movements during their generation or evolution.

11 Michela Bianco / Ilaria Latella _ sito Pellaro (RC)

Ruotare

Composizione architettonica che si articola per rotazione di un sistema o di una norma di azione. Eventuale deformazione dei movimenti durante la loro generazione o evoluzione.

Rotation

Architectural composition that is articulated by rotation that is the perturbation or alteration of a system or norm for action. Deformation of movements during their generation or evolution.

12 Federico Alpigiano _ sito Gallico (RC)

Topografia

Topografia, forma e proprietà di un sito specifico: configurazione superficiale di un luogo o di un oggetto, comprese le caratteristiche naturali e artificiali. Per l’arte o la rappresentazione grafica di un’area urbana, di un territorio, o di altro luogo, la topografia è come la “creazione di immagini”.

Topography

Topography, attributes & properties by specific type: relief features or surface configurations of a place or an object, including its natural and man-made features. For the art or practice of the graphic representation of the topography of a specific urban area, tract or land, or other place, use “topography (image-making)”.

Bauhaus Project

Bauhaus Satellite+ è una sperimentazione progettuale sviluppata dagli studenti del Corso di Composizione Architettonica del Dipartimento Architettura e Territorio dArTe della Università Mediterranea di Reggio Calabria, condotto da Marina Tornatora, in occasione del centenario della scuola tedesca.

L’apparato teorico e progettuale della Bauhaus fa da sfondo e riferimento continuo agli studenti che, a partire dal lavoro di Josef Albers (1888-1976), uno dei suoi storici maestri, hanno riprogettato uno spazio collettivo della loro scuola con l’idea di concepire piccoli dispositivi spaziali per favorire nuove interazioni e attività. Non più solo uno spazio distributivo di passaggio, ma un luogo multifunzionale, articolato in diverse aree, da quella definita dalla gradinata e dal sistema delle sedie, pensato per brevi presentazioni e proiezioni, allo spazio studio organizzato attorno a un grande tavolo, sino all’area attrezzata per piccole esposizioni.

Ogni gruppo di studenti ha sviluppato un tema – le sedute, il tavolo, i totem, il muro etc. – attraverso la scomposizione del volume in lastre bidimensionali e la dissoluzione dell’angolo, andando a definire il progetto finale come l’insieme dei singoli contributi.

L’esperienza didattica si è basata sull’approfondimento dei principi fondanti della Bauhaus per i quali l’arte e l’artigianato, la teoria e la pratica, devono essere unificati in un’opera d’arte totale, rappresentata dalla costruzione.

La finalità di questa esercitazione è duplice, da una parte riguarda la sfera pedagogica e formativa, dall’altra segnala la necessità di continuare a sperimentare sulle potenzialità dei processi di generazione della forma. Nel primo caso si tratta di un approccio maieutico, sviluppato in un percorso laboratoriale di confronto collettivo tra studenti e docenti, che ha consentito un graduale avvicinamento alla fase ideativa del progetto attraverso un esercizio di ricerca sugli elementi architettonici basilari essenziali.

In tale approccio la forma è assunta come questione preliminare e costitutiva dell’architettura così come lo è stato nel modello didattico della scuola Bauhaus nel quale “la forma è il prodotto di un fare, soltanto l’esperienza del fare artistico ci fornisce gli schemi entro i quali contorniamo e definiamo […] le infinite impressioni che ci vengono dal mondo esterno: gli schemi formali (linea, volume, piano, colore ecc.) sono ricavati dall’arte non dalla natura” (W. Gropius)

La seconda finalità, dunque, del lavoro didattico consiste nello sviluppo di una esplorazione sullo spazio architettonico attraverso la scomposizione quadrimensionale neoplastica concepita come una “ricerca sincera di varianti” spaziali (Bruno Munari).

La parte conclusiva del lavoro consisterà nella costruzione del progetto in una collaborazione tra studenti, artigiani e docenti mettendo in pratica l’idea fondante della scuola tedesca dell’architetto come mestiere e non come professione.

Padiglioni Effimeri

Gruppo 1  – Symphony of Silente

 Il bunker è un elemento invisibile intrappolato in una rigida forma e la nostra intuizione, in questa summer school JointLandscapes, vuole cogliere la malinconia di una forma che esiste e non esiste, sempre accompagnata da sentimenti di confusione, disagio e isolamento.  Inquadrature congelate di un film invisibile. Il padiglione, intitolato la Sinfonia del Silenzio, è un’interpretazione spaziale del bunker. Un luogo di un metro per otto e alto quattro metri, che restituiscono delle esperienze sensoriali in cui la luce si contrappone all’oscurità, il suono al silenzio, la presenza all’assenza.  Un viaggio verso la libertà della comunità locale. Uno spazio che giace su una piattaforma indefinita immersa nella natura, predisposta a ospitare differenti attività in momenti temporali definiti. Un luogo nuovo per la comunità.

Gruppo 2 – UP

 L’idea di portare SU (UP è anche il motto) i due piccoli volumi (2.4x3x2.4m) nasce dall’aver voluto lavorare  sul tema della leggerezza in opposizione alla gravità. Leggerezza qui intesa sia come modo di affrontare gli eventi, quasi giocando, sia più fisicamente come concetto in antitesi con la forza di gravità, termine anch’esso  dal duplice valore  fisico  e  concettuale inteso come gravità della situazione (rispetto ai fatti di cronaca e casi  di ndrangheta)  in cui verte la città di Rosarno .

I due elementi in legno su pali, poggiano su una base di 6x9m, disposti all’interno di una griglia e collocati ad altezze diverse ma sempre al di sopra della chioma degli alberi di limoni che presto saranno piantati all’interno del parco.  Portando SU i due padiglioni gli si attribuisce il valore di landmark poiché sempre visibili e riconoscibili da ogni parte del parco.  Muta anche il punto di vista interno poiché il fruitore avrà un nuovo punto d’osservazione al di sopra delle chiome degli alberi ma anche una più visione delle cose più intima e spirituale  rispetto all’aprire gli occhi e al vedere le cose diversamente. Se lo spazio in alto è destinato all’intimità,  alla meditazione e all’elevazione dello spirito  lo spazio alla quota del suolo ha una dimensione più conviviale e aggregativa: oltre au due padiglioni posti SU l’intervento prevede di giustappore lungo la griglia una serie di elementi puntuali (pali) muniti di ganci e occhielli dove i fruitori possono agganciare amache , reti e quant’altro legato alla dimensione del gioco e del relax.

Gruppo 3 – Input-Outpost

 Il dispositivo si prefigura come un avamposto fisico e culturale, caratterizzato da una trasparenza non necessariamente materica ma intesa come l’attitudine di aprirsi all’intorno e ed abbracciarne la diversità.  Un padiglione che sia capace di attrarre la comunità sotto l’ampia copertura, trasmettendo un senso di protezione ma non di chiusura, e che offra l’esperienza di un punto di vista privilegiato. L’esperienza di sentinella per osservare la crescita del Parco e per comunicare simbolicamente alle altre persone gli eventi che accadono in un contesto così problematico. Non soltanto in relazione ai pericoli, quanto soprattutto verso la possibilità di avvistare nuove speranze e nuove terre da restituire alla comunità. Terra! Terra!

Gruppo 4 – Fragment

Mudchute Satellite

Il workshop ha proposto cinque giorni di sperimentazioni progettuali nel borgo medievale di Belmonte Calabro (CS). London Metropolitan University e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria hanno diretto il workshop con il Laboratorio Landscape_inProgress – LL_inP e il collettivo di architettura Orizzontale, premiato al “Young Talent of Italian Architecture 2018” della Biennale di Venezia. Il lavoro si pone in continuità con le attività di ricerca e di didattica svolte negli anni dalla associazione Le Seppie in collaborazione con London Met University, la comunità locale di Belmonte Calabro, le associazioni presenti sul territorio. L’edizione Mudchute Satellite è stato concepito come un cantiere creativo nel quale gli studenti hanno progettato e realizzato insieme ai migranti, alle maestranze locali e a 12 studenti dell’università di Londra, delle strutture flessibili nella Piazza Galeazzo di Tarsia, attraverso un processo di coesione sociale come testimonianza di inclusione e di rigenerazione urbana.

Skopje Destratification ‘29‘65 sk14 2020

Il Laboratorio Landscape_inProgress dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, espone alla  16a Mostra Internazionale di Architettura di Venezia – Padiglione della MACEDONIA – Freeingspace

 

Authors: Marina Tornatora, Ottavio Amaro, Blagoja Bajkovski, Lucia La Giusa, Alessandro De Luca

 

Collaborators: Cecilia Coppola, Matteo Milano, Davide Villari, Stefano Vitale

 

Project: Skopje – DESTRATIFICATION ‘29 ‘65 ‘sk14  2020

 

Padiglione della  MACEDONIA – Freeingspace

Commissioner: Zoran Petrovski
Curators: Slobodan Velevski, Marija Mano Velevska

Landscape_inProgress espone il progetto di riconfigurazione e riuso del grande magazzino NA-MA, progettato da Slavko Brezovski (1959).

 

Collocato in un tessuto urbano complesso e contraddittorio, esso è risultato di scritture sovrapposte e cancellazioni delle tracce operate nel secolo scorso. Oggi, questa architettura come molte altre a Skopje, presenta i segni significativi della storia della città, diventando una forma di archivio  concepito come INCUBATORE di nuove e sperimentali visioni architettoniche e urbane.

 

La proposta progettuale assume il concetto di Spazio Libero attraverso un’azione di ‘DESTRATIFICAZIONE’ che mette in luce gli strati più profondi della città. Questi  hanno il potenziale di rappresentare una fase identitaria e fondativa, accanto alle recenti scenografie teatrali eclettiche realizzate da SK2014.

 

L’obiettivo è quello di aprire gli spazi pubblici attualmente inaccessibili, costruendo nuove relazioni e  dinamiche urbane basate su attività artistiche e culturali. L’area viene trasformata in un DISTRETTO CULTURALE, convertendo NA-MA da edificio commerciale a INCUBATORE creativo con l’intenzione di creare una rete con i musei, gli spazi artistici e culturali esistenti. NA-MA integra gli spazi per le mostre temporanee, con la produzione di DIGITAL ART & CRAFT  e con un’esposizione permanente sul BRUTALISMO in Architettura concepita come un carattere importante per l’identità di SKOPJE.

Idee per l’abitare contemporaneo

Il Laboratorio Landscape_inProgress ha partecipato nelle giornate del 18 e 19 ottobre all’Open Every Day 2017, giornate d’inaugurazione dell’Anno Accademico del dArTe, Dipartimento di Architettura e Territorio dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria.

L’installazione è stata concepita per raccontare come viene strutturato il corso di Composizione Architettonica II. L’attività d’insegnamento svolto all’interno del corso di è stato articolato sul rapporto tra i contenuti teorici e critici del progetto e la sperimentazione progettuale. L’obiettivo è stato quello di avviare gli studenti a una riflessione sulla città contemporanea e in particolare sul “abitare la periferia” concepita come campo di sperimentazione progettuale capace d’innescare processi di rigenerazione e rifondazione dello spazio pubblico.

L’organizzazione didattica vuole instaurare una dimensione collettiva del lavoro stimolando gli allievi a momenti di dibattito durante le lezioni, le attività laboratoriali e le verifiche collegiali organizzate come occasioni di scambio, su questioni teoriche e pratiche.

L’installazione  è stata curata da Marina Tornatora, Lucia La Giusa, Alessandro De Luca, Blagoja Bajkovski. Hanno collaborato all’allestimento gli studenti: Giuseppina Matranga, Ramona Mirasola, Matteo Milano, Mattia Pandolfo, Roberta Raso, Silvia Vitale, Stefano Vitale.

Laboratorio ITI Montani

Il Progetto consiste nella ricostruzione e delocalizzazione dei laboratori “ITI Montani” del comune di Fermo.

Come da art. 1 della Convenzione stipulata il 3 febbraio 2017 con il Commissario Straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori dei Comuni delle Regioni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dall’evento sismico del 24 agosto 2016 il progetto è stato redatto dalla Struttura Commissariale con il supporto scientifico di studio e ricerca dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria.

Il processo progettuale ha seguito il programma esigenziale indicato dagli uffici della Provincia di Fermo insieme alle indicazioni tecniche delle Linee Guida commissariali che indicavano come modalità realizzative tecnologie a secco (strutture lignee, acciaio, cassero a perdere, cemento prefabbricato) nel rispetto della vigente disciplina di settore in materia di edilizia scolastica, con particolare riferimento alla normativa sismica, in materia di risparmio energetico, di sicurezza antincendio ed alla disciplina delle Norme Tecniche per le Costruzione per gli edifici di classe d’uso IV, ubicati nei territori dei Comuni di Fermo.

Tuttavia le condizioni morfologiche e geometriche – dimensionali hanno condizionato notevolmente le scelte progettuali. Se dal punto di vista architettonico si è risposto mediante soluzioni estetiche e conformative capaci di dialogare dialetticamente con il luogo, dal punto di vista della sicurezza e quindi delle ricadute sulla programmazione economica – finanziaria non è stato altrettanto. Infatti, la necessità di intervenire nell’acclività del lotto mediante la messa in opera di un piano orizzontale su cui impostare la quota dell’edificio ha causato uno scavo lungo la strada esistente superiore che ha portato alla necessità di prevedere una paratia di contenimento finalizzata sia alla stabilità della strada che alla sicurezza dell’edificio. Come specificato nella relazione sul computo estimativo dell’edificio, ciò ha comportato un aumento, della spesa iniziale, non previsto.

Vanno aggiunte inoltre le considerazioni riferite alla natura del terreno di fondazione che ha comportato scelte tecnico-progettuali di notevole impatto economico-finanziario oltre i normali parametri d’investimento delle diverse voci che caratterizzano la costruzione di un edificio, con forte scompenso verso il sistema strutturale.

Pur insistendo in una conformazione del lotto difficile e articolata, il progetto non rinuncia a dialogare sia sul fronte del sistema urbano che su quello della giacitura naturale.

La scelta tipo-morfologica del manufatto come grande elemento lineare stretto e lungo (rettangolo di m. 57,50X13.80), allineato all’edificio scolastico esistente e al tessuto urbano soprastante va in questa direzione. Ciò corrisponde ad una volontà di ordine urbano progressivo da ricercare negli interventi di completamento della città.

In questa logica il manufatto si configura come un volume regolare adagiato ad una quota di + 3 m dal livello stradale su una giacitura regolarizzata per permettere un attacco a terra più funzionale.

L’immagine complessiva richiama ad un edificio ‘industriale’, finalizzato ad ospitare funzioni laboratoriali e meccaniche, senza rinunciare ad elementi di linguaggio architettonico. La scelta della giacitura ricavata dal taglio nella morfologia ad una quota intermedia, permette di non compromettere le caratteristiche del lotto, riproponendo la sequenza ‘basamento’ verde, edificio, fascia verde confinate con la strada.

Ne scaturisce un edificio ben radicato al suolo in parte fuori dal lotto e in parte corrispondente con la quota della strada superiore a +9 m.

Al basamento verde e naturale si contrappone il sistema di copertura continuo a nastro chiuso alto ml. 3.70, che contiene in senso ‘protettivo’ il corpo funzionale vero e proprio, pensato come elemento trasparente attraverso la previsione di ampie vetrate.

Il prospetto in questo contesto si presenta come una figura fortemente orizzontale dove la luce scava un forte taglio tra la muratura e il basamento verde. Ne scaturisce un manufatto silenzioso e monolitico che ritrova nella sezione la complessità spaziale e architettonica.

Questa infatti è stata pensata come necessità di garantire una buona illuminazione naturale attraverso un rapporto diretto interno esterno. I due cortili interni scoperti, a tal proposito, si presentano come strutturali, rispetto alla qualità dello spazio.

La previsione del tetto verde mitiga il rapporto con il verde, costituendo un vero e proprio prospetto dall’alto.

Ente: Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria

 

Progettisti: Archh. Rosa di Nuzzo, Claudio Tesei, Ingg. Mario D’Amato, Pierluigi Rosati, Susanna Iannelli, Lorenzo Morra, Massimo Lobina, Dot. Marco di Pillo

 

Supporto alla progettazione: Archh. Ottavio Amaro, Gianfranco Neri, Marina Tornatora, Renato Laganà, Alberto De Capua, Massimo Lauria, Ingg. Adolfo Santini, Enzo D’Amore

 

Collaboratori: Archh. Alessandro De Luca, Blagoja Baikovski, Domenico Bono, Francesco Leto, Giovanni Malara, Caterina Sposato, Ingg. Paola Danaro, Alessia Toscano

 

Committente: Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma – 2016

Corridoio Verde

Una grande infrastruttura per la Città Metropolitana

di Marina Tornatora

 

Nonostante le apparenze cosa sia oggi la città [….] in Europa come in altri continenti, non e facile a dirsi; tanto più è difficile a dirsi cosa sara la città nel futuro.
Bernardo Secchi, 2008.1

La città e diventata un grande contenitore nel quale convivono pluralismo e diversità, spazio di forme che mutano nel tempo, si sovrappongono, s’intersecano, si contaminano, e che non corrispondono più a un Modello di Città definito e unico. Superando l’idea negativa di chi vede in tale condizione solo il dissolvimento della città intesa come forma d’insediamento e organizzazione sociale, ravvedendone la fine, è possibile rintracciare una diversa interpretazione in termini di un suo mutamento strutturale. In questa prospettiva la dispersione non solo rappresenta la condizione universale del paesaggio urbano contemporaneo ma anche una fattore caratterizzante fondativo da approfondire non in contrapposizione alla città storica consolidata.

“Differentemente declinata nelle diverse situazioni, nel Veneto, piuttosto che in Lombardia, nelle Marche o nel Salento, nella Fiandre piuttosto che in Bretagna o nel nord del Portogallo, a Taiwan piuttosto che nelle aree interne della Cina, la città diffusa ingloba dentro di se non solo i suburbi cui lo sprawl si riferisce, ma la città antica come il villaggio con una sua altrettanto lunga storia, la città moderna e le sue periferie, gli insediamenti reclamizzati dal ‘vivere nella campagna vicino alla grande metropoli ed al piccolo centro urbano’, la gated community, come l’edificazione delle lunghe file di casette unifamiliari con giardino, la piccola officina annessa all’abitazione, come la fabbrica di grande e medie dimensioni, la zona industriale come l’area agricola, la casa rurale come la serra. Tutto accostato paratatticamente senza un ordine apparente.”2

Questa diversità esprime una condizione specifica della città diffusa, esito non della crescita centrifuga di un centro consolidato ma della densificazione di altre forme insediative, di quella costellazione di frammenti che sono l’espressione evidente di una trasformazione della societa contemporanea, per i quali è importante stabilire nuove relazioni e dinamiche. Di fondo a questi mutamenti vi è il multiculturalismo che configura un nuovo vocabolario di situazioni e connessioni non piu riassumibili in quei valori della società urbana derivata dalla rivoluzione industriale che ha sostenuto lo sviluppo delle città sino alla prima metà del ventesimo secolo.

In questo quadro di valori e condizioni s’inserisce la nascita di una nuova entità quale la Città Metropolitana di Reggio Calabria (istituita con D.L. 188 del 2012), per la quale si prospetta la sfida di configurare scenari tanto piu significativi se concepiti come esito di una contaminazione tra la natura dei luoghi e una visione sperimentale della condizione contemporanea.

Sviluppata su una superficie di 3.210 kmq comprendente 97 centri urbani di differenti dimensioni e densità – dei quali 42 comuni non superano i 2000 abitanti – la nuova Città Metropolitana raggiunge una popolazione di 558.000 abitanti, ponendosi come una delle aree metropolitane piu piccole d’Italia.3

Tale atto fondativo comporta una riflessione autentica sulle eventuali prospettive ma anche numerosi interrogativi sulle possibili idee di città che essa può incarnare o quale forma di narrazione può proporre nella consapevolezza che non sono sufficienti solo i meccanismi legislativi e procedurali, non basta la sola istituzione di una Città Metropolitana, in coerenza con la programmazione europea, a prefigurare gli scenari possibili di una nuova entità urbana. Reggio Calabria non rappresenta una Città Metropolitana secondo l’accezione piu diffusa del termine e sicuramente non lo sarà nelle sue forme classiche, ma proprio questa specificità esige un’idea più sperimentale che abbia come punto di partenza e come obiettivo di progetto le sue diversità culturali, geografiche e storiche, rifuggendo da tendenze omologanti.

Andando oltre i superficiali giudizi negativi sull’arretratezza della regione Calabria4 su quella mancata industrializzazione, programmata come modello produttivo indotto che non si è mai confrontato con la natura e la vocazione dei luoghi, è possibile proporre per Reggio Calabria un percorso alternativo dalla forte carica innovativa nella visione delle sue qualità identitarie ricollocate in una prospettiva universale e globale, un incontro di forme che può rappresentare una risorsa e non un problema e che ha come centro il paesaggio.

Questa nuova realtà metropolitana si trova davanti alla sfida di costruire una città attraverso la convergenza di 97 centri urbani attorno ai quali si è polverizzato un edificato discontinuo e interrotto, che può contare su alcune emergenze significative: il Porto di Gioia Tauro, il Polo universitario della Mediterranea e il Parco Nazionale dell’Aspromonte. Legante e momento caratterizzante di tutte queste entità e il paesaggio agrario che attraverso il suo mosaico disegna un Corridoio Verde continuo, unico, peculiare. Una fascia ininterrotta di natura che non solo rappresenta una potenziale risorsa economica ma il fattore identitario della nuova Città Metropolitana di Reggio Calabria superando la tradizionale visione dicotomica tra le aree rurali e quelle urbane e misurandosi con quei processi di urbanizzazione, modernizzazione dell’agricoltura che stanno determinando un cambio di valori e una progressiva trasformazione delle realtà rurali. Quel paesaggio ignorato e dimenticato da un’idea di sviluppo risolta solo nel mito della grande industria, peraltro in Calabria mai decollata, può oggi ritornare a essere protagonista di un nuovo ciclo di vita a partire dagli uliveti secolari della Piana di Gioia Tauro, agli agrumeti e proseguendo ai vigneti dei terrazzamenti della Costa Viola sino ai giardini di bergamotto lungo la costa ionica.

Il tema del Corridoio Verde della Città Metropolitana di Reggio Calabria è l’occasione di dar forma a nuovi paesaggi attraverso un pattern urbano-ambientale continuo nel quale le aree agricole sono integrate e non consumate nei processi di trasformazione della città5, non piu concepite come spazi di espansione in attesa di operazioni immobiliari, ma come luoghi concreti di una nuova energia creativa.

Tale percorso supera la contrapposizione tra la città, troppo spesso identificata solo con il centro storico, e la campagna antropizzata, ormai entità sempre piu complementari interdipendenti, in una strategia che propone un nuovo sguardo per quell’immensa massa che continuiamo a chiamare periferia o città diffusa, dove una diversa idea e valore del suolo agricolo può stimolare a fondare un nuovo concetto di “urbanità.” 6 Soluzioni progettuali differenziate possono trovare in questo nuovo pattern diverse soglie, secondo sequenze dense che vanno dagli strati piu vicini alla città sino a quelli più estesi in un superamento di quel concetto classico di qualità paesaggistica, limitato solo ad alcuni episodi vincolati secondo una logica difensiva, per allargarlo a tutto il territorio dando un importante contributo anche sul piano del dissesto idrogeologico.

Lo spettro si amplia dai soli paesaggi eccezionali e delle riserve ambientali sino agli spazi piu differenziati e multifunzionali della “campagna urbana” dove le diverse forme dell’agricoltura “hanno caratteri propri e innovativi che, diversi da quelli dell’agricoltura rurale indifferente alla citta, elaborano modelli economici e sociali più creativi che provengono da una trasformazione del mondo rurale.”7 Si fa riferimento a un’idea di paesaggio in situ come presa di coscienza dell’incontro tra un soggetto e la natura dove questa non e più una visione attraverso l’immagine ma “un divenire visibile, qualcosa che si fa visibile in quanto tale senza passare per la mediazione fornita attraverso modelli preliminari.”8 In questa idea rifondativa del rapporto tra lo spazio urbano e la campagna, il Corridoio Verde puo essere considerato come “un’infrastruttura verde della citta”9 che, ben diverso dalle green belts10, può essere concepito come uno spazio naturale abitato continuo, dove la funzione agricola-produttiva si coniuga a numerose altre funzioni da quelle turistico-ricreative, a quelle didattico-scientifiche, sociali e di difesa idrogeologica, e soprattutto dove si può affermare l’identità culturale del luogo attraverso il progetto. A questo processo contribuisce anche il fenomeno della migrazione11 che in particolare nelle regioni meridionali sta comportando una trasformazione dell’organizzazione dei rapporti sociali e produttivi innestando importanti dinamiche di mobilita.

Il ruolo decisivo del paesaggio agrario per la Città Metropolitana di Reggio Calabria è anche sostenuto dagli studi economici di Francesco Forte12 che individua nella specializzazione agricola uno dei punti di forza dell’economia della Calabria, settore in evoluzione verso le colture specializzate e i prodotti tipici mediterranei, che puo estendersi a prodotti del settore delle carni, a quello caseario, a quello dei prodotti del bosco, alle piante officinali e allo sfruttamento del legno reso conveniente dal recupero delle biomasse. Tali potenzialita sono associate per l’area di Reggio Calabria ad altri tre punti di forza: la produzione di energia elettrica, con particolare riguardo alle fonti rinnovabili pulite; il traffico mercantile del porto di Gioia Tauro con le lavorazioni connesse e lo sviluppo di porti turistici; il patrimonio di beni culturali e di risorse ambientali, marittime, montane e collinari.

Concependo la città e il territorio non come luoghi che esercitano un attrito l’uno sull’altro, ma manifestazioni di un unico progetto si puo dunque avanzare l’idea di Città Metropolitana di Reggio Calabria come una green city che mette in valore il paesaggio agrario esistente, ripensato in una visione strategica complessiva alla luce delle questioni ambientali, climatiche e alla nuova dimensione ecologica. In questa prospettiva l’agricoltura aumenta lo spettro di azione dalla produzione di beni materiali – alimenti, legname, fibre, materie per l’industria – a quelli immateriali – paesaggio, biodiversita, salvaguardia idrogeologica, manutenzione del territorio – sino alla creazione di servizi orientati al benessere sociale.

Questa estensione delle tradizionali funzioni di produzione di cibo a inedite e innovative attività (generazione di energia, di fibre e polimeri naturali, turismo rurale e culturale, potenziale sociale) configura poliedriche ruralità da investigare nelle implicazioni spaziali e formali che richiedono il contributo integrato della progettazione architettonica e urbana con la moderna disciplina del paesaggio.13

Un approccio necessario che ribalta la nozione di paesaggio-oggetto, fondato su un rapporto puramente visibilistico, in “paesaggio-soggetto come un processo conoscitivo piu complesso, che reclama una via traversa verso la comprensione del vero monumento ancora da costruire: lo spazio pubblico contemporaneo.14

1 Bernardo Secchi, Le forme della città, Ferrara 2008.
2 Ibidem.
3 Le città metropolitane in Italia sono attualmente 10 -Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari- mentre per Catania, Messina, Palermo e Cagliari si sono avviate le procedure per la loro istituzione.
4 Franco Cassano propone di ripensare al Sud con uno sguardo diverso chiedendosi se la sua modernizzazione sia imperfetta, o quella giusta, o addirittura se sia la ≪modernizzazione reale≫, suggerendo di “smettere di vedere le sue patologie come conseguenza di un difetto di modernità […] piuttosto pensare che la modernità non è estranea alle patologie di cui ancora oggi molti credono che essa sia la cura”. Franco Cassano, Il Pensiero Meridiano, Laterza, Bari 2007.
5 Su questi temi il Dipartimento di Architettura e Territorio dell’Universita Mediterranea di Reggio Calabria e impegnato da anni, in particolare si ricorda il progetto Rigenerare Tor Bella Monaco, nell’ambito della ricerca Prin 2008 di Gianfranco Neri, Ottavio Amaro e Marina Tornatora con L. Garsia, S. Maggio Savasta, F. Schepis, C. Sorrentino, R. Testaì. Il lavoro propone una riflessione sul paesaggio definito dalla presenza delle torri esistenti e un nuovo suolo verde nel quale il rito dell’attraversamento ripercorre e ricompone la morfologia della città. Suolo verde, infrastrutture e architetture configurano uno spazio pubblico continuo e articolato, mutuando l’isotropia della spazialità moderna. M. Calzolaretti, D. Mandolesi (a cura di), Rigenerare Tor Bella Monaca, Collana a cura del DiAP, Universita Roma La Sapienza, Quodlibet, Macerata 2014.
6 Augustin Berque, De tois, de etoiles, in Annales de la recherche urbaine”, n.74, 1997.
7 Maria Valeria Mininni, Dallo spazio agricolo alla campagna urbana, in “Urbanistica” n.128, 2005.
8 Michael Jakob, Dal pittoresco al postmoderno, in ll paesaggio, Il Mulino, Bologna 2009.
9 Pierre Donadieu, Dall’utopia alla realtà delle campagne urbane, in “Urbanistica” n.132, 2007.
10 La Green belt, fascia verde attorno alla città, nasce in Inghilterra dopo la Rivoluzione Industriale con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’ambiente urbano e favorire la conservazione dell’ambiente agricolo. A Londra viene realizzata nel 1946 ispirata dall’opera teorica di Leslie Patrick Abercrombie, uno dei primi studiosi delle implicazioni dell’espansione urbana sulla campagna, che ha rilevato come la pressione urbana comporta una forte trasformazione dello spazio rurale per la debolezza degli agricoltori rispetto alla spinta urbana. In Italia la prima regione e la Lombardia a prevedere dei “parchi regionali di cintura metropolitana” attorno a Milano come aree strategiche per l’equilibrio ecologico e il recupero paesistico delle fasce di collegamento di città e campagna. In particolare il Parco Nord del 1975 e il Parco agricolo a Sud del 1990.
11 Alessandra Corrado, Ruralita differenziate e migrazioni nel Sud Italia, in “Agriregionieuropa” anno 8 n.28, 2012. Le realtà migratorie nella Calabria rurale stanno comportando una trasformazione dell’organizzazione dei rapporti sociali e produttivi, incidendo sulla distribuzione della ricchezza e sulle stesse forme di reclutamento della manodopera, un tempo organizzate tra aree marginali interne e aree ricche di pianura. In particolare la Piana di Gioia Tauro ha rappresentato un luogo di insediamento più o meno provvisorio per molti migranti, richiedenti asilo e rifugiati, in ragione degli scarsi controlli oltre che delle opportunità di impiego in agricoltura.
12 Francesco Forte, Le prospettive di sviluppo della Calabria, 2010.
13 Si fa riferimento a un’idea di spazio pubblico aperto contemporaneo concepito come risultato di un’esperienza di paesaggio legata all’attraversamento, alla conoscenza e alla percezione delle caratteristiche del sito e nella quale “il progetto di Architettura del paesaggio e il paesaggio dell’architettura si propongono in una simbiosi nuova e promettenteriflessione sull’avanzamento disciplinare proposta da Renato Bocchi che non deve significare rinunciare alla forma ma indagine sulla “forma dinamica in Renato Bocchi, Progettare lo spazio e il movimento. Scritti scelti di arte, architettura e paesaggio, Gangemi editore, Roma 2010.
14 Inaki Abalos, Atlas pintoresco, G. Gili, Barcellona 2005.

Idee e progetti per la Città Metropolitana di Reggio Calabria

La mostra, organizzata dal Laboratorio Landscape_inProgress, si propone di investigare l’idea di Città Metropolitana che Reggio Calabria può rappresentare attraverso un punto di vista mobile capace di cogliere ed elencare valori e immagini di una realtà complessa ed eterogenea nelle sue articolazioni territoriali. L’esposizione si muove attraverso sei sezioni paesaggistiche che non rappresentano solo ambiti tematici ma interpretazioni possibili di quella materia concreta, costituita da 97 comuni, sulla quale operare una visione di città.

Legante dei sei paesaggi è il corridoio verde, proposto come infrastruttura fisica morfologica paesaggistica, connessa alla realtà agricola e produttiva, capace di unificare e identificare, in una sorta di archeologia naturale, i territori variegati della nuova realtà. Concependo la città e il territorio non come luoghi che esercitano un attrito l’uno sull’altro, il paesaggio agrario esistente può configurare poliedriche ruralità in una visione strategica complessiva anche in relazione alle questioni ambientali, climatiche e alla nuova dimensione ecologica. L’apparato di conoscenza è completato dal contributo di 135 Call di studiosi, architetti e artisti, selezionati da un comitato scientifico internazionale, che presentano ricerche, progetti e prefigurazioni originali sui principali elementi caratterizzanti l’immagine e l’identità dei lunghi e rappresentano possibili scenari futuri, come riflessione di un pensiero collettivo sia sul piano della descrizione dell’esistente che quello della sua capacità di prefigurazione progettuale.

Le elaborazioni originali del gruppo di ricerca sono corredate da un modello tridimensionale in scala 1:50.000 (dimensioni m 2.80X2.80) della Città Metropolitana di Reggio Calabria realizzato con stampante 3D che, attraverso proiezioni digitali, fa da supporto ad una lettura incrociata dei dati e degli elementi caratterizzanti i diversi luoghi e le condizioni territoriali.

 

Accanto al modello è previsto uno Pavimento digitale come sperimentazione di una comunicazione multimediale che simula l’esperienza del paesaggio

 

Sei video proiezioni raccontano le sezioni di paesaggio della ricerca:

 

I paesaggi infrastrutturali: I porti, i viadotti, i ponti;
I paesaggi del mito: La forza e la potenza evocativa di un immaginario che ha profonde memorie storiche nei luoghi, a partire dall’Area dello Stretto;
I paesaggi agrari: I sistemi agricoli e la forma del paesaggio attraverso la morfologia di piane, pianori e terrazzamenti;
I paesaggi della rovina: Le rovine archeologiche, le rovine industriali, le rovine urbane contemporanee;
I paesaggi dell’acqua: Le dighe, i fiumi e le fiumare tra Tirreno e Ionio.
I paesaggi urbani: Il sistema insediativo storico e contemporaneo, da quello policentrico della Piana, alla conurbazione dello Stretto, al sistema a pettine della linea ionica.

 

135 pannelli presentano le Call selezionate.
La ricerca e gli elaborati della mostra sono pubblicati su un e-book – Gangemi editore – con presentazione di Michael Jacobreferee di un comitato scientifico internazionale.
La mostra è organizzata dal gruppo di ricerca Landscape in-Progress – responsabili scientifici Ottavio Amaro e Marina Tornatora
Team: Beniamino Fabio Arco, Serena Borrello, Maria Rossana Caniglia, Alessandra De Gaetano, Alessandro De Luca, Giovanna Falzone, Domenico Fazzari, Antonio Forgione, Lucia La Giusa, Lucrezia Marino, Francesca Mazzone, Cristiana Penna.